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SOMMARI DI INCONTRO 2025
EDITORIALE
Natività a Betlemme, Arcabas, Bruxelles.
Una madre protegge il figlio, un padre regge una candela accesa, tre angeli contemplano il bambino appena nato, mentre il calore dell’asino e del bue riscalda il letto di paglia dove madre e figlio sono adagiati. È una scena che appartiene alla quotidianità.
Eppure questo dipinto non è un idilliaco quadretto di Natale. Le immagini sono nitide, ma i volti sono indefiniti, i colori sono semplici, ma carichi di significato
Il dipinto ci parla di una casa provvisoria, con un letto fatto solamente di paglia per dormire. Una paglia che nel suo intreccio richiama la corona di spine che Gesù – Re dei giudei – porterà sul capo sino al Golgota; già in questo segno si mette in stretto legame l’incarnazione e la redenzione.
Due sono le fonti di luce: il volto del bambino, che illumina la madre, e la luce della candela, che illumina l’uomo che la tiene tra le mani. La notte della Natività è illuminata a giorno dalla luce dell’Emmanuele, mentre l’oscurità della strada su cui si incammina il personaggio in primo piano, che rappresenta Giuseppe, è rischiarata dalla semplice ma forte luce della candela accesa che porta tra le mani; il suo gesto esprime la necessità di custodirla e ripararla dal vento e dalle intemperie perché non si spenga.
Il buio alle spalle di Giuseppe non fa paura perché la sua stessa vita è rischiarata da quella luce. Cammina in punta di piedi e nella notte si fa anche lui testimone di luce. E’ segno di ognuno di noi, chiamati a non si fermarci lì (alla nascita di Gesù), ma chiamati a partire da lì, sapendo assumerci la responsabilità di quell’evento e incamminarci nella storia sapendo che essa è già rischiarata e salvata da Dio.
Con Arcabas, autore di questo quadro, auguri di cuore a tutti!
La redazione
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