
APPUNTI DI SPIRITUALITÀ
L’ultima frase, Card. Giacomo Ravasi
IN PRIMO PIANO
Una sollecitazione sulla nostra secolarità, Giorgio Mazzola
TEMI APERTI
Speranza e Perdono, Don Carlo Vinco
Giustizia e Pace si baceranno, Andrea Bertuzzi
Le parole della Pace e della Guerra, Elena Massetti
Accogliere. Oltre l’assistere, Rossella Boschetti
CAMMINI DI CHIESA
Messaggio finale del Giubileo della Vita Consacrata
Messaggio di Sua Santità Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della Pace
Il Concilio in pensione? Check a 60 anni dal termine del Concilio Vaticano II, Mario Leali
L’OPINIONE
Poni la tua speranza in Dio e in frigorifero, Fabio Domenico Vescovi
Il Natale non è dietro le decorazioni: l’invisibile e il niente, Angelo Bonometti
SEGNALAZIONI
ESERCIZI SPIRITUALI
EDITORIALE
Collaborare e costruire alleanze tra diversi soggetti, associazioni, enti, istituzioni è riconosciuta essere una strategia efficace per far fronte a problemi e bisogni complessi, che possono essere affrontati solo mediante l’ascolto, il confronto e lo scambio tra esperienze differenti. Pensiamo alle tante realtà presenti nelle nostre parrocchie, nelle nostre città, all’interno della vita consacrata e alle numerose possibilità di ideare e realizzare progetti condivisi per rispondere alle esigenze che si presentano.
Collaborare, però, risulta tutt’altro che facile, e tante volte decidiamo di abbandonare questa strada, scegliendo di fare da soli o di lavorare solo con il nostro gruppo, senza dover investire tempo ed energie per fare insieme agli altri.
Allora, forse, può essere utile tornare a chiederci perché collaborare, andando ad identificare i benefici che tutti possono trarre dalla cooperazione per la costruzione di progetti condivisi.
Senza dubbio, coinvolgere più attori porta più risorse: umane, culturali e, talvolta, economiche. Collaborare implica mettere in circolo le conoscenze e le competenze di cui ognuno è portatore e questo conduce a decisioni più creative, nuove, perciò migliori. Cooperare per raggiungere obiettivi condivisi stimola la costruzione di un senso di comunità, evitando l’isolamento, l’autoreferenzialità e, percependosi, invece, come orientati verso le medesime finalità.
Inoltre questo modo di operare aumenta nelle persone la capacità di affrontare e gestire nuove sfide.
Ma perché la collaborazione sia positiva, bisogna tener presenti alcuni principi: ognuno collabora portando le proprie specificità, che vanno riconosciute e valorizzate; collaborare non vuol dire uniformarsi, ma lavorare in modo coordinato per raggiungere il medesimo obiettivo. E questo significa avere a che fare con diversi punti di vista e dover affrontare situazioni anche conflittuali, che non sono da temere ma da riconoscere come occasioni per giungere a nuove soluzioni, a cui da soli non avremmo mai pensato.
La collaborazione va incoraggiata, non sempre nasce spontaneamente, è importante creare le condizioni per favorirla. Bisogna divertirsi; trovarsi insieme e progettare non deve essere vissuta come una incombenza, ma deve essere una occasione piacevole di incontro e di scambio. Solo così nascono le migliori idee.
E ai membri degli Istituti secolari le idee non mancano…
m.r.z.
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