APPUNTI DI SPIRITUALITÀ
Salmo 138, Don Ezio Risatti
La voce profetica della vita consacrata, Fra Roberto Pasolini

TEMI APERTI
Un cammino di speranza, Raffaele

CAMMINI DI CHIESA
Profezia della presenza: vita consacrata dove la dignità è ferita e la fede è provata – Lettera del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica
La Chiesa in Italia, Card. Matteo Zuppi

L’OPINIONE
Oggi, che senso ha la speranza?, Don Ezio Risatti

TESTIMONI
Don Primo Mazzolari, prete, giornalista, scrittore, partigiano, profeta inascoltato, Salvatore Biazzi
Ci impegniamo noi e non gli altri, Don Primo Mazzolari

SEGNALAZIONI

ESERCIZI SPIRITUALI

EDITORIALE

In questo 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Non è una signora qualunque per la quale una tale ricorrenza potrebbe anche essere taciuta. Si tratta del nostro Paese, di un popolo, di una comunità nazionale. Ricordare quanto ci ha generato è necessario. Subito dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale gli italiani furono chiamati alle urne per il referendum tra Repubblica o Monarchia. La consultazione avvenne il 2 giugno del 1946.
Tutto si svolse nella calma e nella pacatezza di un alto gesto di democrazia e corresponsabilità politica. L’affluenza alle urne fu alta: l’89 per cento. Il risultato fu di 12.182.000 per la Repubblica e 10.362.000 per la Monarchia. Un milione e mezzo le schede bianche o nulle. I voti per la Repubblica dell’Italia settentrionale furono di gran lunga superiori rispetto a quelli dell’Italia meridionale, più propensa a mantenere in vigore la Monarchia. Già dalle urne del 2 giugno 1946 uscì la questione delle “due Italie”. Il re lasciò l’Italia e la Costituente (pure scelta dagli italiani nella stessa consultazione del 2 giugno) iniziò il suo lavoro per dare all’Italia la sua Costituzione repubblicana, definita da più parti “una delle più belle del mondo”.
Gli otto decenni che ne sono seguiti possono essere facilmente conosciuti: dai più anziani come sfondo dello scorrere dei loro giorni, dai più giovani attraverso tanti riferimenti che interagiscono con l’attualità.
Non è questo lo spazio per dare giudizi sulle trasformazioni avvenute. L’importante è condividere un invito che viene da papa Francesco che a Firenze, durante il Convegno ecclesiale, aveva detto:
«La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella economica, quella politica, quella dei media… La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità…».
Buon compleanno Repubblica italiana!

m.r.z.


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