Paolo VI

Paolo VI

L'EFFICACIA APOSTOLICA DIPENDE DALLA SANTIFICAZIONE PERSONALE

Al I Convegno Internazionale degli Istituti Secolari

 

UNA PRESENZA E UNA AZIONE TRASFORMATRICE AL DI DENTRO DEL MONDO

Nel XXV anniversario della Provida Mater Ecclesia

 

UNA FORMA DI CONSACRAZIONE NUOVA E ORIGINALE

Ai Responsabili generali degli Istituti Secolari

 

UNA PRESENZA VIVA AL SERVIZIO DEL MONDO E DELLA CHIESA

 

NEL XXX ANNIVERSARIO DELLA "PROVIDA MATER"

Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II

CAMBIARE IL MONDO DAL DI DENTRO

Discorso rivolto al II Congresso Internazionale degli Istituti Secolari

 

GLI ISTITUTI SECOLARI, FEDELE ESPRESSIONE DELLA ECCLESIOLOGIA DEL CONCILIO VATICANO II

Allocuzione all'Assemblea plenaria della Congregazione degli Istituti Secolari

 

ANIMARE LE REALTÀ TEMPORALI CON LO SPIRITO DEL VANGELO

Discorso al III Congresso Internazionale degli Istituti Secolari

 

DILATARE NEL MONDO L'OPERA DELLA REDENZIONE PERCORRENDO LA VIA EVANGELICA DELLA CROCE

Discorso al IV Congresso Mondiale degli Istituti Secolari

 

ARTEFICI DELLA CULTURA DELLA SOLIDARIETÀ CRISTIANA

Benedetto XVI

Benedetto XVI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA MONDIALE DEGLI ISTITUTI SECOLARI

Sala Clementina, Sabato 3 febbraio 2007

 

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETO XVI ALLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

XII Giornata della Vita Consacrata

Basilica Vaticana, Sabato 2 febbraio 2008

Paolo VI

L'EFFICACIA APOSTOLICA DIPENDE DALLA SANTIFICAZIONE PERSONALE

Al I° Convegno internazionale degli Istituti Secolari (26 settembre 1970)

1. Siate i benvenuti! Noi accogliamo la vostra visita con particolare considerazione pensando alla qualifica, che vi distingue nella Chiesa di Dio, senza che il mondo ne scorga i segni esteriori, quella di rappresentanti, riuniti a Congresso, degli Istituti Secolari, e avvertendo le intenzioni ispiratrici di cotesta visita: voi vi presentate a noi in un duplice atteggiamento: di confidenza, che si apre manifestando l'essere vostro di persone consacrate a Cristo, nella secolarità della vostra vita; di offerta, che si dichiara fedele e generosa alla Chiesa, interpretandone le finalità primarie, quella di celebrare l'unione misteriosa e soprannaturale degli uomini con Dio, il Padre celeste, instaurata da Cristo Maestro e Salvatore, mediante l'effusione dello Spirito Santo, e quella di instaurare l'unione fra gli uomini servendoli in ogni maniera, in ordine al loro benessere naturale e al loro fine superiore, la salvezza eterna.

 

2. Quanto ci interessa e quanto ci commuove questo incontro! Esso ci fa pensare ai prodigi della grazia, alle ricchezze nascoste del Regno di Dio, alle risorse incalcolabili di virtù e di santità, di cui ancor oggi dispone la Chiesa, immersa, come sapete, in una umanità profana e talora profanatrice, esaltata dalle sue conquiste temporali e altrettanto schiva quanto bisognosa d'incontrarsi con Cristo; la Chiesa, diciamo, attraversata da tante correnti, non tutte positive per il suo incremento nell'unità e nella verità, delle quali Cristo vorrebbe che i suoi figli fossero sempre avidi e gelosi; la Chiesa, questo secolare olivo, dal tronco storico martoriato e contorto, il quale potrebbe sembrare immagine di vecchiaia e di sofferenza, piuttosto che di primaverile vitalità; la Chiesa di questo tempo, capace, invece, voi lo dimostrate, di verdeggiare vigorosa e fresca in nuove fronde e in nuove promesse di frutti impensati e copiosi. Voi rappresentate un fenomeno caratteristico e consolantissimo nella Chiesa contemporanea; e come tale noi vi salutiamo e vi incoraggiamo.

 

3. Ci sarebbe facile e caro esporre a voi la descrizione di voi stessi, quali la Chiesa vi vede e, in questi ultimi anni, vi riconosce: la vostra realtà teologica, secondo la linea definita dal Concilio Ecumenico Vaticano II (Lumen gentium, n. 44 e Perfectae caritatis, n. 11), la descrizione cioè canonica delle forme istituzionali, che cotesti organismi di cristiani consacrati al Signore e secolari vengono assumendo, l'identificazione del posto e della funzione che essi vanno prendendo nella compagine del Popolo di Dio, i caratteri distintivi che li qualificano, le dimensioni e le forme, con cui essi si attestano. Ma tutto questo voi conoscete benissimo. Noi abbiamo notizie delle sollecitudini che il Dicastero della Curia Romana, incaricato di guidarvi e di assistervi, spende per voi, e conosciamo abbastanza le relazioni, molto accurate e approfondite. che sono state svolte durante il vostro Congresso; non vorremmo ripetere ciò che con tanta competenza è già stato trattato. Piuttosto che delineare ancora una volta cotesto quadro canonico, se una parola dobbiamo dirvi in questa circostanza, preferiamo osservare, con discrezione e sobrietà, l'aspetto psicologico e spirituale della vostra peculiare dedizione alla sequela di Cristo.

 

4. Fermiamo per un istante lo sguardo su l'origine di cotesto fenomeno, l'origine interiore, l'origine personale e spirituale, su la vostra vocazione, la quale, se presenta molti caratteri comuni con le altre vocazioni che fioriscono nella Chiesa di Dio, alcuni caratteri propri la distinguono e le meritano specifica considerazione.

 

5. Noi vogliamo innanzi tutto notare l'importanza degli atti riflessi nella vita dell'uomo; atti riflessi molto apprezzati nella vita cristiana, e assai interessanti, specialmente in certi periodi dell'età giovanile, perché determinanti. Chiamiamo coscienza questi atti riflessi; e che cosa significhi e valga la coscienza ciascuno ben sa. Su la coscienza il discorso è lungo nella conversazione moderna, a cominciare dal continuo richiamo al suo lontano albeggiare socratico, poi dal suo risveglio, dovuto principalmente al cristianesimo, sotto l'influsso del quale, dice uno storico, "il fondo dell'anima è cambiato"(cfr. Taine, III, 125). Noi qui fermiamo l'attenzione a quel momento peculiare noto a tutti voi, nel quale la coscienza psicologica, cioè la percezione interiore che l'uomo ha di se stesso, diventa coscienza morale (cfr. S. Th. 1,79,13), nell'atto in cui la coscienza psicologica avverte l'esigenza d'agire secondo una legge pronunciata dentro l'uomo, scritta nel suo cuore, ma obbligante di fuori, nella vita vissuta, con responsabilità trascendente, e, al vertice, in rapporto con Dio, per cui si fa coscienza religiosa. Ne parla il Concilio: Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge, che non è lui a darsi, ma alla quale l'uomo deve obbedire, e la cui voce lo chiama sempre ad amare e a fare del bene agli altri e a fuggire il male... L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro il suo cuore, obbedire alla quale costituisce la dignità stessa dell'uomo e secondo la quale egli sarà giudicato (cfr. Rm 2,14-16). La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio". (Qui il Concilio si riferisce ad un mirabile discorso di Papa Pio XII, del 23 marzo 1952, Discorsi ... 14, pp. 19 ss.).

 

6. In questa prima fase dell'atto riflesso, che chiamiamo coscienza, sorge nell'uomo il senso di responsabilità e di personalità, l'avvertenza dei principi esistenziali e il loro sviluppo logico. Questo sviluppo logico nel cristiano, che ripensa al proprio carattere battesimale, genera i concetti fondamentali della teologia sull'uomo, che si sa e si sente figlio di Dio, membro di Cristo, incorporato nella Chiesa, insignito di quel sacerdozio comune dei fedeli, di cui il Concilio ha richiamato la feconda dottrina (cfr. Lumen gentium, nn. 10-11), e da cui nasce l'impegno d'ogni cristiano alla santità (cfr. ib., nn. 39-40), alla pienezza della vita cristiana, alla perfezione della carità.

 

7. Questa coscienza, questo impegno, in un dato momento, non senza un raggio folgorante di grazia, si illumina interiormente, e si fa vocazione. Vocazione ad una risposta totale. Vocazione ad una vera e completa professione dei consigli evangelici per alcuni, vocazione sacerdotale per altri. Vocazione alla perfezione per chiunque ne avverta il fascino interiore; vocazione ad una consacrazione, mediante la quale l'anima si concede a Dio, con un atto supremo di volontà e di abbandono insieme, di dono di sé. La coscienza si erige in altare di immolazione: "sit ara tua conscientia mea" prega S. Agostino (En. in Ps. 49; PL 36,578); è come il "fiat" della Madonna all'annuncio dell'Angelo.

 

8. Siamo ancora nell'àmbito degli atti riflessi, quest'àmbito che ora chiamiamo vita interiore, la quale, a questo punto, ormai si svolge a dialogo: il Signore è presente: "sedes est (Dei) conscientia piorum", dice ancora S. Agostino (En. in Ps. 45; PL 36,520). La conversazione si rivolge al Signore, ma in cerca di determinazioni pratiche. Come san Paolo a Damasco: "Signore, che cosa vuoi ch'io faccia?"(At 9,5). Allora la consacrazione battesimale della grazia si fa cosciente e si esprime in consacrazione morale, voluta, allargata ai consigli evangelici, tesa alla perfezione cristiana; e questa è la prima decisione, quella capitale, quella che qualificherà tutta la vita.

 

9. La seconda? Qui è la novità, qui è la vostra originalità. Quale sarà in pratica la seconda decisione? Quale la scelta del modo di vivere cotesta consacrazione? Lasceremo o potremo conservare la nostra forma secolare di vita? Questa è stata la vostra domanda; la Chiesa ha risposto: siete liberi di scegliere; potete rimanere secolari. Voi avete scelto, guidati da tanti motivi, certamente bene ponderati, e avete deciso: rimaniamo secolari, cioè nella forma a tutti comune nella vita temporale; e con scelta successiva nell'àmbito del pluralismo consentito agli Istituti Secolari, ciascuno si è determinato secondo la preferenza sua propria. I vostri Istituti si chiamano perciò secolari per distinguerli da quelli religiosi.

 

10. E non è detto che la vostra scelta, in rapporto al fine di perfezione cristiana che anch'essa si propone, sia facile, perché non vi separa dal mondo, da quella profanità di vita, in cui i valori preferiti sono quelli temporali, ed in cui tanto spesso la norma morale è esposta a continue e formidabili tentazioni. La vostra disciplina morale dovrà essere perciò sempre in stato di vigilanza e d'iniziativa personale, e dovrà attingere ad ogni ora dal senso della vostra consacrazione la rettitudine del vostro operare: l'"abstine et sustine" dei moralisti dovrà giocare un continuo esercizio nella vostra spiritualità. Ecco un nuovo e abituale atto riflesso, uno stato perciò di interiorità personale, che accompagna lo svolgersi della vita esteriore.

 

11. E avrete così un campo vostro ed immenso, nel quale svolgere la duplice opera vostra: la vostra santificazione personale, la vostra anima, e quella "consecratio mundi", di cui conoscete il delicato e attraente impegno, e cioè il campo del mondo; del mondo umano, qual è, nella sua inquieta e abbagliante attualità, nelle sue virtù e nelle sue passioni, nelle sue possibilità di bene e nella sua gravitazione verso il male, nelle sue magnifiche realizzazioni moderne e nelle sue segrete deficienze e immancabili sofferenze: il mondo. Voi camminate sul fianco d'un piano inclinato, che tenta il passo alla facilità della discesa e che lo stimola alla fatica della ascesa.

 

12. E' un camminare difficile, da alpinisti dello spirito.

 

13. Ma in questo vostro ardito programma di vita ricordate tre cose: la consacrazione vostra non sarà soltanto un impegno, sarà un aiuto, sarà un sostegno, sarà un amore, sarà una beatitudine, a cui potrete sempre ricorrere; una pienezza, che compenserà ogni rinuncia e che vi abiliterà a quel meraviglioso paradosso della carità: dare, dare agli altri, dare al prossimo per avere in Cristo. Ed ecco la seconda cosa da ricordare: siete nel mondo e non del mondo, ma per il mondo. Il Signore ci ha insegnato a scoprire sotto questa formula, che sembra un gioco di parole, la sua e la nostra missione di salvezza. Ricordate che voi, proprio come appartenenti ad Istituti Secolari, avete una missione di salvezza da compiere per gli uomini del nostro tempo; oggi il mondo ha bisogno di voi, viventi nel mondo, per aprire al mondo i sentieri della salvezza cristiana.

 

14. E vi diremo allora la terza cosa da ricordare: la Chiesa. Anch'essa viene a far parte di quella riflessione, a cui abbiamo accennato; diventa il tema d'una continua abituale meditazione, che possiamo chiamare il "sensus Ecclesiae", in voi presente come un'atmosfera di respiro interiore. Voi certamente avete già provato l'ebbrezza di questo respiro, la sua inesauribile ispirazione, nella quale i motivi della teologia e della spiritualità, dopo il Concilio specialmente, infondono il loro soffio tonificante. Uno di questi motivi sempre vi sia presente: voi appartenete alla Chiesa a titolo speciale, il vostro titolo di consacrati secolari; ebbene sappiate che la Chiesa ha fiducia in voi. La Chiesa vi segue, vi sostiene, vi considera suoi, quali figli di elezione, quali membra attive e consapevoli, fermamente aderenti per un verso, agilmente allenate all'apostolato per un altro, disposte alla silenziosa testimonianza, al servizio e, se occorre, al sacrificio. Siete laici, che della professione cristiana fanno un'energia costruttrice, disposta a sostenere la missione e le strutture della Chiesa, le diocesi, le parrocchie, le istituzioni cattoliche specialmente, ed ad animarne la spiritualità e la carità. Siete laici, che per diretta esperienza potete meglio conoscere i bisogni della Chiesa terrena, e forse anche siete in condizione di scoprirne i difetti: voi non ne fate argomento di critica corrosiva e ingenerosa; voi non ne traete pretesto per separarvi e per stare egoisticamente e sdegnosamente appartati; ma ne traete stimolo a più umile e filiale soccorso, a più grande amore. Voi, Istituti Secolari della Chiesa d'oggi! Ebbene, portate il nostro incoraggiante saluto ai vostri Fratelli e alle vostre Sorelle, e abbiate tutti la nostra Benedizione Apostolica.

 

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Paolo VI

UNA PRESENZA E UNA AZIONE TRASFORMATRICE AL DI DENTRO DEL MONDO

Nel XXV° anniversario della Provida Mater Ecclesia (2 febbraio 1972)

Carissimi Figli, membri degli Istituti Secolari!


1. In questo giorno, dedicato al ricordo liturgico della presentazione di Gesù al Tempio, noi ci incontriamo volentieri con voi per ricordare insieme il XXV° anniversario di promulgazione della Costituzione Apostolica Provida Mater avvenuta appunto il 2 febbraio del 1947 (cfr. A.A.S. XXXIX, 1947, pp. 114-124). Quel documento fu un evento importantissimo per la vita della Chiesa di oggi perché il nostro Predecessore Pio XII, di v. m., con esso accoglieva, sanciva e approvava gli Istituti Secolari, precisandone la fisionomia spirituale e giuridica. Giorno caro per voi, giorno significativo, in cui, a imitazione del Cristo che, venuto nel mondo, si offerse al Padre per fare la sua volontà (cfr. Salmo 39,9; Eb 10,9), anche voi foste presentati a Dio per brillare davanti a tutta la Chiesa, e per consacrare le vostre vite alla gloria del Padre e alla elevazione del mondo.

 

2. Siamo tanto lieti anche noi di questo incontro, perché ben ricordiamo le circostanze in cui maturò lo storico documento, vera magna charta degli Istituti Secolari, i quali, già lentamente preparati in antecedenza dallo Spirito che suscita i segreti impulsi nelle anime, videro in esso il loro accoglimento ufficiale da parte della Suprema Autorità, per opera specialmente del venerato Card. Larraona, il loro atto di nascita, e l'inizio di un nuovo slancio verso il futuro.

 

3. Venticinque anni sono un tempo relativamente breve, essi tuttavia sono stati anni di particolare intensità paragonabili a quelli della giovinezza. E' stata una fioritura magnifica, di cui sono conferma la vostra presenza qui, oggi, e la riunione dei Responsabili Generali di tutti gli Istituti Secolari, in programma per il prossimo settembre a Roma. Desideriamo pertanto rivolgervi la nostra parola di incoraggiamento, di fiducia, di esortazione, affinché l'odierna ricorrenza giubilare sia veramente feconda di risultati, per voi e per l'intero Popolo di Dio.

Nella prospettiva del Vaticano II

4. A) Gli Istituti Secolari vanno inquadrati nella prospettiva, in cui il Concilio Vaticano II ha presentato la Chiesa, come una realtà viva, visibile e spirituale insieme (cfr. Lumen gentium, 8), che vive e si sviluppa nella storia (cfr. ib., 3, 5, 6, 8), composta da molti membri e organi diversi, ma intimamente uniti e comunicanti fra sé (cfr. ib., 7), partecipi della stessa fede, della stessa vita, della stessa missione, della stessa responsabilità della Chiesa, e pur distinti da un dono, da un carisma particolare dello Spirito vivificante (cfr. ib., 7, 12), dato non solo a beneficio personale, ma altresì di tutta la comunità. La ricorrenza della Provida Mater, che volle esprimere e approvare il vostro particolare carisma, vi invita dunque, secondo l'indicazione del Concilio a "ritornare alle sorgenti di ogni vita cristiana e al primigenio spirito degli Istituti" (Perfectae caritatis, 2), a verificare la vostra fedeltà al carisma originario e proprio di ciascuno.

 

5. Se ci chiediamo quale sia stata l'anima di ogni Istituto Secolare, che ha ispirato la sua nascita e il suo sviluppo, dobbiamo rispondere: è stata l'ansia profonda di una sintesi; è stato l'anelito alla affermazione simultanea di due caratteristiche: 1 ) la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e 2) la piena responsabilità di una presenza e di una azione trasformatrice al di dentro del mondo, per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo. Da una parte, la professione dei consigli evangelici - forma speciale di vita che serve ad alimentare e a testimoniare quella santità, a cui tutti i fedeli sono chiamati - è segno della perfetta identificazione con la Chiesa, anzi, col suo stesso Signore e Maestro, e con la finalità che egli le ha affidate. Dall'altra parte, rimanere nel mondo è segno della responsabilità cristiana dell'uomo salvato da Cristo, e perciò impegnato a "illuminare e ordinare tutte le realtà temporali…, affinché sempre si realizzino e prosperino secondo Cristo, e siano a lode del Creatore e Redentore" (Lumen gentium, 31).

 

6. In tale quadro, non si può non vedere la profonda e provvidenziale coincidenza tra il carisma degli Istituti Secolari e quella che è stata una delle linee più importanti e più chiare del Concilio: la presenza della Chiesa nel mondo. In effetti, la Chiesa ha fortemente accentuato i diversi aspetti della sua relazione al mondo: ha chiaramente ribadito che fa parte del mondo, che è destinata a servirlo, che di esso dev'essere anima e fermento, perché chiamata a santificarlo e a consacrarlo, e a riflettere su di esso i valori supremi della giustizia, dell'amore e della pace.

Verso un mondo nuovo

7. La Chiesa ha coscienza del fatto che essa esiste nel mondo, che "cammina insieme con tutta l'umanità, e sperimenta insieme col mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l'anima della società umana"(Gaudium et spes, 40); essa perciò ha una autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo Incarnato, e che si è realizzata in forme diverse per i suoi membri - sacerdoti e laici - secondo il proprio carisma.

 

8. Il Magistero pontificio non si è stancato di chiamare i cristiani, specie negli ultimi anni, ad assumere validamente e lealmente le proprie responsabilità davanti al mondo. Ciò è tanto più necessario oggi, quando l'umanità si trova a una svolta cruciale della propria storia. Sta sorgendo un mondo nuovo; gli uomini cercano nuove forme di pensiero e di azione, che determineranno la loro vita nei secoli venturi. Il mondo pensa di bastare a se stesso, e di non aver bisogno della grazia divina né della Chiesa per costruirsi e per espandersi: si è formato un tragico divorzio tra fede e vita vissuta, tra progresso tecnico-scientifico e crescita della fede nel Dio vivente. Non senza ragione si afferma che il problema più grave dello sviluppo presente è quello del rapporto tra ordine naturale e ordine soprannaturale. La Chiesa del Vaticano II ha ascoltato questa "vox temporis", e vi ha risposto con la chiara coscienza della sua missione davanti al mondo e alla società; essa sa di essere "sacramento universale di salvezza", sa che non si può dare pienezza umana senza la grazia, cioè senza il Verbo di Dio, che "è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia di ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni" (Gaudium et spes, 45).

 

9. In un momento come questo gli Istituti Secolari, in virtù del loro carisma di secolarità consacrata (cfr. Perfectae caritatis, 11), appaiono come provvidi strumenti per incarnare questo spirito e trasmetterlo alla Chiesa intera. Se essi, già prima del Concilio, in certo modo hanno anticipato esistenzialmente questo aspetto, con maggior ragione debbono oggi essere testimoni specializzati, esemplari, della disposizione e della missione della Chiesa nel mondo. Per l'aggiornamento della Chiesa oggi non bastano chiare direttive o frequenti documenti: sono richieste personalità e comunità, responsabilmente consapevoli di incarnare e di trasmettere lo spirito voluto dal Concilio. A voi è affidata questa esaltante missione: essere modello di instancabile impulso alla nuova relazione, che la Chiesa cerca di incarnare davanti al mondo e al servizio del mondo.

Duplice realtà

10. B) In che modo? Con la duplice realtà della vostra configurazione.

 

11. Anzitutto, la vostra vita consacrata, nello spirito dei consigli evangelici, è espressione della vostra indivisa appartenenza a Cristo e alla Chiesa, della tensione permanente e radicale verso la santità, e della coscienza che, in ultima analisi, è soltanto Cristo che con la sua grazia realizza l'opera di redenzione e di trasformazione del mondo. E' nell'intimo dei vostri cuori che il mondo viene consacrato a Dio (cfr. Lumen gentium, 34). La vostra vita garantisce così che l'intenso e diretto rapporto col mondo non diventi mondanità o naturalismo, ma sia espressione dell'amore e della missione di Cristo. La vostra consacrazione è la radice della speranza, che sempre vi deve sorreggere, anche quando i frutti esteriori siano scarsi, o manchino del tutto. La vostra vita, più che per le opere esterne, è feconda per il mondo soprattutto per l'amore a Cristo, che vi ha spinti al dono totale di voi stessi, da testimoniare nelle condizioni ordinarie della vita.

 

12. In tale luce, i consigli evangelici - pur comuni ad altre forme di vita consacrata - acquistano un significato nuovo, di speciale attualità nel tempo presente: la castità si converte in esercizio ed in esempio vivo di dominio di sé e di vita nello spirito, tesa alle realtà celesti, in un mondo che si ripiega su se stesso e libera incontrollatamente i propri istinti; la povertà diventa modello della relazione che si deve avere con i beni creati e col loro retto uso, con un atteggiamento che è valido sia nei Paesi sviluppati, ove l'ansia di possedere minaccia seriamente i valori evangelici, sia nei Paesi meno dotati, ove la vostra povertà è segno di solidarietà e di presenza con i fratelli provati; l'obbedienza diventa testimonianza dell'umile accettazione della mediazione della Chiesa e più in generale, della sapienza di Dio che governa il mondo attraverso le cause seconde; e in questo momento di crisi di autorità, la vostra obbedienza si converte in testimonianza di ciò che è l'ordine cristiano dell'universo.

Per la santificazione dell'ordine naturale

13. In secondo luogo, la vostra secolarità vi spinge ad accentuare specialmente - a differenza dei religiosi - la relazione col mondo. Essa non rappresenta solo una condizione sociologica, un fatto esterno, sì bene un atteggiamento: essere presenti nel mondo, sapersi responsabili per servirlo, per configurarlo secondo Dio in un ordine più giusto e umano, per santificarlo dal di dentro. Il primo atteggiamento da tenere davanti al mondo è quello del rispetto verso la sua legittima autonomia, verso i suoi valori e le sue leggi (cfr. Gaudium et spes, 36). Tale autonomia, come sappiamo, non significa indipendenza assoluta da Dio, Creatore e fine ultimo dell'universo. Prendere sul serio l'ordine naturale, lavorando per il suo perfezionamento e per la sua santificazione, affinché le sue esigenze siano integrate nella spiritualità, nella pedagogia, nell'ascetica, nella struttura, nelle forme esterne e nell'attività dei vostri Istituti, è una delle dimensioni importanti di questa speciale caratteristica della vostra secolarità. Così sarà possibile, com'è richiesto dal Primo feliciter che "il vostro carattere proprio e peculiare, quello secolare, si rifletta in tutte le cose"(II).

 

14. Essendo molto variate le necessità del mondo e le possibilità di azione nel mondo e con gli strumenti del mondo, è naturale che sorgano diverse forme di attuazione di questo ideale, individuali e associate, nascoste e pubbliche, secondo le indicazioni del Concilio (cfr. Apostolicam Actuositatem, 15-22). Tutte queste forme sono parimenti possibili agli Istituti Secolari e ai loro membri. La pluralità delle vostre forme di vita (cfr. Voto sul Pluralismo, Congresso mondiale degli Istituti Secolari, Roma 1970) vi permette di costituire diversi tipi di comunità e di dar vita al vostro ideale in diversi ambienti e con diversi mezzi, anche là dove si può dare testimonianza alla Chiesa soltanto in forma individuale, nascosta e silenziosa.

Responsabilità sacerdotale

15. Una parola ancora per i sacerdoti, che si uniscono negli Istituti Secolari. Il fatto è espressamente previsto dall'insegnamento della Chiesa, a partire dal Motu Proprio Primo feliciter e dal Decreto conciliare Perfectae caritatis. Di per sé, il sacerdote in quanto tale ha anch'egli come il laico cristiano, una essenziale relazione al mondo, che egli deve esemplarmente realizzare nella propria vita, per rispondere alla propria vocazione, per cui è mandato nel mondo come Cristo è stato inviato dal Padre (cfr. Gv 20,21). Ma, come sacerdote, egli assume una responsabilità specificamente sacerdotale per la retta conformazione dell'ordine temporale. A differenza del laico, - salvo in casi eccezionali, come ha previsto un voto del recente Sinodo Episcopale - egli non esercita questa responsabilità con una azione diretta e immediata nell'ordine temporale, ma con la sua azione ministeriale e mediante il suo ruolo di educatore alla fede (cfr. Presbyterorum Ordinis, 6): ed è il mezzo più alto per contribuire a far sì che il mondo si perfezioni costantemente, secondo l'ordine e il significato della creazione.

 

16. Aggregandosi a Istituti Secolari, il sacerdote, proprio in quanto secolare, rimane collegato in intima unione di obbedienza e di collaborazione col Vescovo; e, insieme con gli altri membri del presbiterio, è di aiuto ai confratelli nella grande missione di essere "cooperatori della verità", curando i "particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità" (Presbyterorum Ordinis, 8) che debbono distinguere tale organismo diocesano. In forza della sua appartenenza agli Istituti secolari, il sacerdote trova inoltre un aiuto per coltivare i consigli evangelici. Sappiamo bene che questo, dell'appartenenza di sacerdoti agli Istituti Secolari, è un problema sentito, profondo; esso deve essere risolto nel pieno rispetto del "sensus Ecclesiae". Sappiamo che, a tale proposito, voi siete alla ricerca di soluzioni adeguate; e incoraggiamo tale sforzo, che deve ritenersi valido, in un settore che è molto delicato.

I rapporti con i Vescovi

17. Effettivamente, esiste un problema, che si pone nei termini di una triplice esigenza, ciascuna importantissima: vi è l'esigenza rappresentata dalla "secolarità" del sacerdote membro di un Istituto Secolare; l'esigenza, inoltre, che tale sacerdote mantenga un intimo contatto col proprio Istituto, dal quale egli si attende un alimento spirituale, un ristoro e un sostegno alla propria vita interiore; infine, l'esigenza di tenersi in stretta dipendenza dal Vescovo diocesano.

 

18. Sappiamo, come abbiamo detto, che state compiendo studi in merito, allo scopo di conciliare queste esigenze apparentemente contrastanti. Cercate liberamente, in questa linea, ponendo a servizio di tale approfondimento i talenti della vostra preparazione, della vostra sensibilità, della vostra esperienza. Ci permettiamo soltanto di richiamare la vostra attenzione su questi punti, che ci sembrano degni di particolare considerazione:

a) Qualsiasi soluzione non deve intaccare minimamente l'autorità del Vescovo, il quale, per diritto divino, è l'unico e diretto responsabile del gregge, della porzione della Chiesa di Dio (cfr. At 20,28).

b) Nelle vostre ricerche tenete presente inoltre, a tale riguardo, una realtà: che l'uomo è una unità personale, psicologica, attiva. Solo concettualmente si distinguono in lui la dimensione spirituale e quella pastorale.

 

19. Con questo non vogliamo - e ci permettiamo di sottolinearlo - condizionare né tanto meno porre termine alla ricerca che state effettuando, indicandovi già una soluzione. Abbiamo voluto soltanto invitarvi a tenere particolarmente presenti, nella vostra ricerca, due punti che ci sembrano, in essa, d'importanza capitale.

 

20. Siamo così giunti al termine delle nostre considerazioni, anche se molte cose resterebbero ancora da dire, e molti sviluppi rimangono aperti. Ma con profonda letizia vi esprimiamo il nostro desiderio e la nostra speranza: che i vostri Istituti siano sempre più modelli ed esempi dello spirito che il Concilio ha voluto infondere nella Chiesa, affinché sia superata la minaccia devastatrice del secolarismo, che esalta unicamente i valori umani, distaccandoli da Colui che è la loro origine e dal Quale ricevono il loro significato e la loro finalità definitiva; e affinché la Chiesa sia veramente il fermento e l'anima del mondo.

 

21. La Chiesa ha bisogno della vostra testimonianza! L'umanità aspetta che la Chiesa incarni sempre più questo nuovo atteggiamento davanti al mondo, che in voi, in virtù della vostra secolarità consacrata, deve brillare in modo specialissimo. A tanto vi incoraggia la nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a voi, qui presenti, e a tutti i membri dei cari e benemeriti Istituti Secolari.

 

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Paolo VI

UNA FORMA DI CONSACRAZIONE NUOVA E ORIGINALE

Ai Responsabili generali degli Istituti Secolari (20 settembre 1972)

Diletti Figli e Figlie nel Signore,

1. Ancora una volta ci è data l'occasione di incontrarci con voi, Dirigenti degli Istituti Secolari, che siete e rappresentate una porzione fiorente e rigogliosa della Chiesa, in questo momento della storia. La circostanza che vi ha ricondotto davanti a noi è questa volta il Congresso Internazionale che avete svolto e state per concludere qui a Nemi, presso la nostra residenza estiva di Castel Gandolfo, e nel quale avete esaminato gli statuti della erigenda "Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari" (C.M.I.S.).

 

2. Noi non vogliamo entrare nel merito dei vostri lavori, certamente condotti con profondità e impegno, sotto la vigile cura e con la partecipazione del Sacro Dicastero competente, ed ai quali auspichiamo frutti copiosi in ordine all'incremento delle vostre Istituzioni.

 

3. Desideriamo piuttosto indugiare in alcune riflessioni circa quella che potrebbe essere la funzione degli Istituti Secolari nel mistero di Cristo e nel mistero della Chiesa.

 

4. Quando guardiamo a voi, e pensiamo alle migliaia e migliaia di uomini e di donne di cui fate parte, non possiamo non sentirci consolati, mentre ci invade nell'intimo un vivo senso di gioia e di riconoscenza al Signore. Come forte e fiorente appare in voi la Chiesa di Cristo! Questa Madre nostra veneranda, che oggi taluni, anche tra i suoi figli, fanno bersaglio di critiche aspre e impietose; di cui qualcuno si diletta a descrivere fantasiosi sintomi di decrepitezza e a predire rovine; eccola, invece, divenire un gettito ininterrotto di gemme nuove, un fiorire insospettato di iniziative di santità. Noi sappiamo che dev'essere così, e non potrebbe essere altrimenti che così, perché Cristo è la divina inesauribile fonte della vitalità della Chiesa: e la vostra presenza ce ne offre una ulteriore testimonianza, ed è per tutti noi occasione di rinnovata consapevolezza.

 

5. Ma vogliamo guardare più da vicino il vostro volto, nella famiglia del Popolo di Dio. Anche voi riflettete un "modo proprio" in cui si può rivivere il mistero di Cristo nel mondo, e un "modo proprio" in cui si può manifestare il mistero della Chiesa.

 

6. Cristo Redentore è una tale pienezza, che noi non potremo mai comprendere né esprimere al completo. Egli è tutto per la sua Chiesa e, in essa, quello che noi siamo lo siamo proprio per Lui, con Lui ed in Lui. Anche per gli Istituti Secolari Egli resta dunque l'esemplare ultimo, l'ispiratore, la sorgente da cui attingere.

 

7. Basati su Cristo Salvatore e a suo esempio svolgete, in modo a voi proprio e caratteristico, un'importante missione della Chiesa. Ma anche la Chiesa, a suo modo, come Cristo, è una pienezza tale, è tale una ricchezza che nessuno da solo, nessuna istituzione da sola, potranno mai comprendere ed esprimere adeguatamente. Né sarebbe a noi possibile scoprirne le dimensioni, perché la sua vita è Cristo, che è Dio. Dunque anche la realtà della Chiesa, e la missione della Chiesa, possono essere espresse completamente solo nella pluralità dei membri. E' la dottrina del Corpo Mistico di Cristo, la dottrina dei doni e dei carismi dello Spirito Santo.

 

8. Il discorso ci conduce qui, voi l'avete compreso, ad interrogarci sul modo a voi proprio di compiere la missione della Chiesa. Qual è il vostro dono specifico, il vostro ruolo caratteristico, il "quid novum" da voi apportato alla Chiesa di oggi? Voi lo sapete; l'avete ormai chiarito a voi stessi e alla comunità cristiana. Noi lo supponiamo.

 

9. Voi siete ad una misteriosa confluenza tra le due poderose correnti della vita cristiana, accogliendo ricchezze dall'una e dall'altra. Siete laici, consacrati come tali dai sacramenti del battesimo e della cresima, ma avete scelto di accentuare la vostra consacrazione a Dio con la professione dei consigli evangelici, assunti come obblighi con un vincolo stabile e riconosciuto. Restate laici, impegnati nei valori secolari propri e peculiari del laicato (Lumen gentium, 31), ma la vostra è una "secolarità consacrata" (Paolo VI, Discorso ai Dirigenti e Membri degli Istituti Secolari nel XXV° della "Provida Mater", L'Osservatore Romano, 3 febbraio 1972), voi siete "consacrati secolari" (Paolo VI, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale degli Istituti Secolari, 26 settembre 1970, Insegnamenti, VIII, p. 939).

 

10. Pur essendo "secolare", la vostra posizione in certo modo differisce da quella dei semplici laici, in quanto siete impegnati negli stessi valori del mondo, ma come consacrati: cioè non tanto per affermare l'intrinseca validità delle cose umane in se stesse, ma per orientarle esplicitamente secondo le beatitudini evangeliche; d'altra parte non siete religiosi, ma in certo modo la vostra scelta conviene con quella dei religiosi, perché la consacrazione che avete fatto vi pone nel mondo come testimoni della supremazia dei valori spirituali ed escatologici, cioè del carattere assoluto della vostra carità cristiana, la quale quanto più è grande tanto più fa apparire relativi i valori del mondo, mentre al tempo stesso ne aiuta la retta attuazione da parte vostra e degli altri fratelli.

 

11. Nessuno dei due aspetti della vostra fisionomia spirituale può essere sopravvalutato a scapito dell'altro. Ambedue sono coessenziali.

 

12. "Secolarità" indica la vostra inserzione nel mondo. Essa però non significa soltanto una posizione, una funzione, che coincide col vivere nel mondo esercitando un mestiere, una professione "secolare". Deve significare innanzitutto presa di coscienza di essere nel mondo come "luogo a voi proprio di responsabilità cristiana". Essere nel mondo, cioè essere impegnati nei valori secolari, è il vostro modo di essere Chiesa e di renderla presente, di salvarvi e di annunziare la salvezza. La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa vostra realtà teologica, è la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza. Voi siete così un'ala avanzata della Chiesa "nel mondo"; esprimete la volontà della Chiesa di essere nel mondo per plasmarlo e santificarlo "quasi dall'interno a modo di fermento" (Lumen gentium, 31), compito, anch'esso, affidato precipuamente al laicato. Siete una manifestazione particolarmente concreta ed efficace di quello che la Chiesa vuol fare per costruire il mondo descritto ed auspicato dalla Gaudium et spes.

 

13. "Consacrazione" indica invece l'intima e segreta struttura portante del vostro essere e del vostro agire. Qui è la vostra ricchezza profonda e nascosta, che gli uomini in mezzo ai quali vivete non si sanno spiegare e spesso non possono neppure sospettare. La consacrazione battesimale è stata ulteriormente radicalizzata in seguito ad una accresciuta esigenza di amore, suscitata in voi dallo Spirito Santo; non nella stessa forma della consacrazione propria dei religiosi, ma pur tuttavia tale da spingervi ad una opzione fondamentale per la vita secondo le beatitudini evangeliche. Così che siete realmente consacrati e realmente nel mondo. "Siete nel mondo e non del mondo, ma per il mondo", come altra volta noi stessi vi abbiamo descritti (Paolo VI, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale degli Istituti Secolari, 26 settembre 1970, Insegnamenti, VIII, p. 939). Vivete una vera e propria consacrazione secondo i consigli evangelici, ma senza la pienezza di "visibilità" propria della consacrazione religiosa; visibilità che è costituita, oltre che dai voti pubblici, da una più stretta vita comunitaria e dal "segno" dell'abito religioso. La vostra è una forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo per essere vissuta in mezzo alle realtà temporali, e per immettere la forza dei consigli evangelici - cioè dei valori divini ed eterni - in mezzo ai valori umani e temporali .

 

14. Le vostre scelte di povertà, castità e ubbidienza sono modo di partecipazione alla croce di Cristo, perché a Lui vi associano nella privazione di beni altrove pur leciti e legittimi; ma sono anche modi di partecipazione alla vittoria di Cristo risorto, in quanto vi liberano dal facile sopravvento che tali valori potrebbero avere sulla piena disponibilità del vostro spirito. La vostra povertà dice al mondo che si può vivere tra i beni temporali e si può usare dei mezzi della civiltà e del progresso, senza farsi schiavi di nessuno di essi; la vostra castità dice al mondo che si può amare con il disinteresse e l'inesauribilità che attinge al cuore di Dio, e ci si può dedicare gioiosamente a tutti senza legarsi a nessuno, avendo cura soprattutto dei più abbandonati; la vostra ubbidienza dice al mondo che si può essere felici pur senza fermarsi in una comoda scelta personale, ma restando pienamente disponibili alla volontà di Dio, come appare dalla vita quotidiana, dai segni dei tempi e dalle esigenze di salvezza del mondo di oggi.

15. Così, dalla vostra vita consacrata, anche la vostra attività nel mondo - sia personale che collettiva. nei settori professionali in cui siete singolarmente o comunitariamente impegnati - riceve un più spiccato orientamento verso Dio, restando in certo qual modo anch'essa come coinvolta e trasportata nella stessa vostra consacrazione. E in questa singolare e provvidenziale configurazione, voi arricchite la Chiesa di oggi di una particolare esemplarità nella sua vita "secolare", vivendola come consacrati e di una particolare esemplarità nella sua vita "consacrata", vivendola come secolari.

 

16. A questo punto vorremmo soffermarci su un particolare aspetto di fecondità delle vostre Istituzioni, Vogliamo alludere al folto gruppo di coloro che, consacrati a Cristo nel sacerdozio ministeriale e desiderando di unirsi a Lui con ulteriore vincolo di donazione, abbracciano la professione dei consigli evangelici, confluendo a loro volta negli Istituti Secolari. Noi pensiamo a questi nostri fratelli nel sacerdozio di Cristo, e li vogliamo incoraggiare, mentre ammiriamo in loro, ancora una volta, l'azione dello Spirito, instancabile nel suscitare l'ansia di sempre maggiore perfezione. Quanto fin qui detto, vale certamente anche per loro, ma, abbisognerebbe di altri approfondimenti e precisazioni. Essi infatti pervengono alla consacrazione nei consigli evangelici e all'impegno dei valori "secolari" non già come laici, bensì come chierici, cioè portatori di una mediazione sacra nel Popolo di Dio. Oltre al Battesimo e alla Cresima, che costituiscono la consacrazione di base del laicato nella Chiesa, essi hanno ricevuto una susseguente specificazione sacramentale nell'Ordine Sacro, che li ha costituiti titolari di determinate funzioni ministeriali nei confronti dell'Eucaristia e del Corpo Mistico di Cristo. Ciò ha lasciato intatta l'indole "secolare" della vocazione cristiana, ed essi possono quindi arricchirla, vivendola come "consacrati" negli Istituti Secolari, ma ben diverse sono le esigenze della loro spiritualità, nonché certe implicanze esteriori nella loro pratica dei consigli evangelici e nel loro impegno secolare.

 

17. Vogliamo ora concludere rivolgendo a tutti un pressante e paterno invito: quello di coltivare e incrementare, di avere a cuore sempre e soprattutto, la comunione ecclesiale. Voi siete articolazioni vitali di questa comunione perché anche voi siete la Chiesa, non vogliate giammai attentare alla loro efficienza. Non si potrebbe concepire né comprendere un fenomeno ecclesiale al di fuori della Chiesa. Non vi lasciate mai sorprendere, neppure sfiorare dalla tentazione oggi troppo facile, che sia possibile un'autentica comunione con Cristo senza una reale armonia con la comunità ecclesiale retta dai legittimi pastori. Sarebbe ingannevole e illusorio. Che cosa potrebbe contare un singolo o un gruppo, pur nelle intenzioni soggettivamente più alte e perfette, senza questa comunione? Cristo ce l'ha chiesta come garanzia per ammetterci alla comunione con Lui, allo stesso modo che ci ha chiesto di amare il prossimo come documentazione del nostro amore per Lui.

 

18. Voi siete dunque di Cristo e per Cristo, nella sua Chiesa. La Chiesa è la vostra comunità locale, il vostro Istituto, la vostra parrocchia, ma sempre nella comunione di fede, di Eucaristia, di disciplina e di fedele e leale collaborazione con il vostro Vescovo e con la Gerarchia. Le vostre strutture e le vostre attività non dovranno mai condurvi - siate sacerdoti o laici - ad una "bipolarità" di posizioni, né ad un "alibi" di atteggiamento interiore ed esteriore, né tantomeno a posizioni antitetiche con i vostri pastori.

 

19. A questo vi invitiamo; questo vi auguriamo, perché possiate essere in mezzo al mondo operatori autentici dell'unica missione salvifica della Chiesa, nel modo a voi proprio, a cui siete stati chiamati e invitati. Così il Signore vi aiuti a prosperare e fruttificare ancora, con la nostra Benedizione Apostolica.

 

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Paolo VI

UNA PRESENZA VIVA AL SERVIZIO DEL MONDO E DELLA CHIESA

(25 agosto 1976)

Cari figli e figlie nel Signore,

1. Ben volentieri abbiamo accolto la domanda del Consiglio esecutivo della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari quando, in tempo opportuno, ci fece conoscere il desiderio di avere questo incontro. Esso ci offre infatti l'occasione di esprimervi, insieme alla nostra stima, le speranze che la Chiesa ripone nella testimonianza speciale che gli Istituti Secolari sono chiamati a dare in mezzo agli uomini di oggi.

 

2. Non c'è bisogno di soffermarci a mettere in luce le caratteristiche peculiari che definiscono la vostra vocazione, poiché, nei loro tratti fondamentali che sono "la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e la piena responsabilità di una presenza e di un'azione trasformatrice dal di dentro del mondo, per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo", queste caratteristiche possono essere ora considerate come una acquisizione sicura della vostra coscienza istituzionale. Tutto ciò ve lo abbiamo ricordato in occasione del venticinquesimo anniversario della Costituzione Apostolica Provida Mater (discorso del 2 febbraio 1972).

 

3. Per quanto ci spetta in questa occasione, il nostro desiderio è piuttosto di sottolineare il dovere fondamentale che deriva dalla fisionomia or ora evocata, e cioè il dovere di essere fedeli. Questa fedeltà, che non è immobilismo, significa anzitutto attenzione allo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose (cfr. Ap. 21,5). Gli Istituti Secolari infatti sono vivi nella misura in cui partecipano alla storia dell'uomo, e agli uomini d'oggi testimoniano l'amore paterno di Dio rivelato da Gesù Cristo nello Spirito Santo (cfr. Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 26).

 

4. Se rimangono fedeli alla loro vocazione propria gli Istituti Secolari diverranno quasi "il laboratorio sperimentale" nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo. E perciò essi devono ascoltare, come rivolto soprattutto a loro, l'appello della Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi: "il loro compito primario… è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale" (n. 70).

 

5. Ciò non significa evidentemente che gli Istituti Secolari in quanto tali debbano assumere questi compiti. Ciò spetta normalmente a ciascuno dei loro membri. Dovere degli Istituti stessi è quindi di formare la coscienza dei loro membri ad una maturità e ad una apertura che li spingano a prepararsi con molto zelo alla professione scelta, per affrontare poi con competenza e in spirito di distacco evangelico, il peso e la gioia delle responsabilità sociali verso cui la Provvidenza li orienterà.

 

6. Questa fedeltà degli Istituti Secolari alla loro vocazione specifica deve esprimersi anzitutto nella fedeltà alla preghiera che è il fondamento della solidità e della fecondità. E' quindi molto bello che voi abbiate scelto come tema centrale della vostra Assemblea la preghiera come espressione di una consacrazione secolare, sorgente della missione e chiave della formazione. Ciò significa che voi siete in ricerca di una preghiera che sia espressiva della vostra situazione concreta di persone "consacrate nel mondo".

 

7. Vi esortiamo quindi a proseguire questa ricerca sforzandovi di fare in modo che la vostra esperienza spirituale possa servire di esempio ad ogni laico. Infatti, per colui che si consacra in un Istituto Secolare la vita spirituale consiste nel saper assumere la professione, le relazioni sociali, l'ambiente di vita, come forme particolari di collaborazione all'avvento del regno dei cieli e a sapere imporsi dei momenti di pausa per entrare in contatto più diretto con Dio, per rendergli grazie e per chiedergli perdono, luce, energie e carità instancabile per gli altri.

 

8. Ciascuno di voi beneficia certamente del sostegno del suo Istituto attraverso gli orientamenti spirituali che esso dà, ma soprattutto attraverso la comunione tra coloro che condividono lo stesso ideale sotto la guida dei loro responsabili. E, sapendo che Dio ci ha dato la sua parola, colui che si è consacrato si metterà con grande regolarità all'ascolto della Sacra Scrittura, studiata con amore e accolta con animo purificato e disponibile, per cercare in essa così come nell'insegnamento del Magistero della Chiesa, una interpretazione esatta della propria esperienza quotidiana vissuta nel mondo. In modo speciale, appoggiandosi sul fatto stesso della propria consacrazione a Dio, egli si sentirà impegnato a favorire gli sforzi del Concilio per una partecipazione sempre più intima alla santa liturgia, cosciente che la vita liturgica ben ordinata, ben integrata nelle coscienze e nelle abitudini dei fedeli, contribuirà a mantenere vigile e permanente il senso religioso, alla nostra epoca, e a procurare alla Chiesa una nuova primavera di vita spirituale.

 

9. La preghiera diventerà allora l'espressione di una realtà misteriosa e sublime, condivisa da tutti i cristiani, cioè l'espressione della nostra realtà di figli di Dio. Sarà un'espressione che lo Spirito Santo purifica e assume come preghiera propria, spingendoci a gridare con Lui: "Abba", cioè Padre! (cfr. Rm 8,14ss.; Gal 4,4ss.).

 

10. Una siffatta preghiera, se riesce ad essere cosciente nel contesto stesso delle attività secolari, è allora una vera espressione della consacrazione secolare.

 

11. Questi sono i pensieri cari figli e figlie, che vogliamo affidare alla vostra riflessione per aiutarvi nella vostra ricerca di una risposta sempre più fedele alla volontà di Dio che vi chiama a essere nel mondo, non per assumerne lo spirito, ma per portare in mezzo ad esso una testimonianza capace di aiutare i vostri fratelli ad accogliere la novità dello Spirito in Cristo. Con la nostra benedizione apostolica.

 

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Paolo VI

NEL XXX° ANNIVERSARIO DELLA "PROVIDA MATER"

(2 febbraio 1977)

1."Proprio oggi, trent'anni or sono, un avvenimento è stato celebrato nella Chiesa cattolica che ha comunicato a molti suoi figli il carisma di questa festività della Presentazione di Gesù al Tempio, cioè dell'oblazione di Cristo alla volontà del Padre.

 

2. Vogliamo infatti ricordare un anniversario che ricorre oggi: trent'anni fa, il 2 febbraio 1947, la Chiesa riconobbe una forma nuova di vita consacrata, quando il Nostro Predecessore Pio XII promulgò la Costituzione Apostolica Provida Mater.

 

3. Una forma nuova, diversa da quella della vita religiosa non solo per una diversità di attuazione della "sequela Christi", ma anche per un diverso modo di assumere il rapporto Chiesa - mondo, che pure è essenziale ad ogni vocazione cristiana (cfr. Gaudium et Spes, 1).

 

4. Trent'anni non sono molti, ma la presenza degli I. S. è già significativa nella Chiesa e noi vi chiediamo di unirvi a noi nel ringraziare il Padre dei cieli per questo Suo dono.

 

5. E vogliamo mandare a tutti ed a ciascuno, uomo o donna che sia, il nostro benedicente saluto".

 

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Giovanni Paolo II

CAMBIARE IL MONDO DAL DI DENTRO

Discorso rivolto al II° Congresso internazionale degli Istituti Secolari (28 agosto1980)

Secolarità e Consacrazione

Cari fratelli e sorelle nel Signore

l. I. - "A voi, la grazia e la pace da parte di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo". Queste parole, familiari all'Apostolo San Paolo (cfr. Rm 1.7; l Cor 1,3; 2 Cor 1,2 ecc.), salgono spontaneamente alle mie labbra per darvi il benvenuto, e per esprimervi la mia riconoscenza per la visita che mi fate in concomitanza del vostro Congresso, che riunisce i rappresentanti degli Istituti Secolari del mondo intero.

 

2. Questo incontro mi procura una gioia profonda. Infatti, il vostro stato di vita consacrata costituisce un dono particolare dello Spirito Santo fatto al nostro tempo per aiutarlo, come hanno detto i miei confratelli latino-americani riuniti a Puebla, "a superare la tensione tra l'apertura oggettiva ai valori del mondo moderno (stato secolare cristiano autentico) ed il dono pieno del cuore a Dio (spirito della consacrazione)" - (cfr. Documento finale dell'Assemblea di Puebla, n. 775). Infatti, voi vi trovate per così dire al centro del conflitto che agita e divide l'animo moderno, ed è per questo che voi potete offrire "un apporto pastorale efficace per l'avvenire ed aprire delle vie nuove e dei valori universali per il popolo di Dio"(ibid.).

 

3. Io riservo dunque un grande interesse al vostro Congresso e prego il Signore di donarvi la sua luce e la sua grazia affinché i lavori della vostra assemblea vi permettano di analizzare lucidamente le possibilità ed i rischi che il vostro modo di vivere comporta, di prendere quindi le decisioni capaci di assicurare alla vostra scelta di vita, da cui la Chiesa oggi molto attende, gli opportuni sviluppi.

Compito apostolico

4. II. - Scegliendo il tema del vostro Congresso: "L'evangelizzazione e gli Istituti Secolari alla luce dell'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi", avete seguito un suggerimento contenuto in una allocuzione del mio venerato predecessore, il Papa Paolo VI al quale va certamente la vostra riconoscenza per l'attenzione che Egli vi ha sempre riservato e per l'efficacia con cui Egli seppe far accogliere dalla Chiesa la consacrazione nella vita secolare. Rivolgendosi il 25 agosto 1976 ai Responsabili generali dei vostri Istituti, Egli sottolineava: "Se essi restano fedeli alla loro propria vocazione, gli Istituti Secolari diverranno come 'il laboratorio sperimentale' nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti col mondo. E' per questo che essi devono ascoltare, come rivolto soprattutto a loro, l'invito della Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi: il loro compito primario…è la messa in opera di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti ed attive nelle cose del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, del sociale, dell'economia, e pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, dei mass-media (n. 70)".

 

5. In queste parole, l'accento posto sulla realtà ecclesiale degli Istituti Secolari nel loro essere e nel loro agire non sarà certamente sfuggito ad alcuno. Esso è ampiamente sviluppato anche in altri discorsi. Vi è in ciò un aspetto che io desidero sottolineare. Infatti, come non rendersi conto quanto è importante che la vostra esperienza di vita, caratterizzata ed unificata dalla consacrazione, dall'apostolato e dalla vita secolare, si svolga attraverso un sano pluralismo, in una comunione autentica con i Pastori della Chiesa e nella partecipazione alla missione evangelizzatrice di tutto il Popolo di Dio?

 

6. Ciò non reca pregiudizio a quanto distingue essenzialmente il modo di consacrazione al Cristo che vi è proprio. Il mio predecessore lo precisava nella allocuzione che ho già citata, e ricordava in quella circostanza una distinzione di grande importanza metodologica: "Ciò non significa, evidentemente, - diceva - che gli Istituti Secolari, in quanto tali, devono farsi carico di questi compiti. Questo spetta normalmente a ciascuno dei loro membri. E' dunque compito degli Istituti stessi di formare la coscienza dei loro membri ad una maturità e ad una apertura che li spinga a prepararsi con molto impegno alla professione prescelta, al fine di affrontare in seguito con competenza, e in spirito di distacco, i pesi e la gioia delle responsabilità sociali verso le quali la Provvidenza li orienterà".

Sacerdoti e laici

7. III. - Conformemente a queste indicazioni del Papa Paolo VI, i vostri Istituti hanno approfondito in modi diversi, a livello nazionale o continentale, il tema dell'evangelizzazione. Il vostro Congresso attuale vuol fare il punto sui risultati acquisiti e verificarne la validità al fine di orientare sempre meglio gli sforzi di ciascuno in consonanza con la vita della Chiesa, che cerca con tutti i mezzi "di studiare come far arrivare all'uomo moderno il messaggio cristiano nel quale egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana" (Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, n. 3).

 

8. Sono lieto di prendere atto del buon lavoro svolto ed esorto tutti i membri, preti e laici, a perseverare nella ricerca di una migliore comprensione delle realtà e dei valori temporali in relazione con la stessa evangelizzazione: il sacerdote, per rendersi sempre più attento alla situazione dei laici e per portare al presbiterio diocesano non solo una esperienza di vita secondo i consigli evangelici e con un aiuto comunitario, ma anche con una sensibilità esatta del rapporto della Chiesa col mondo; il laico, per accogliere il ruolo particolare riservato a colui che è consacrato nella vita laica al servizio dell'evangelizzazione.

 

9. Che i laici abbiano, in questo campo, un compito specifico, io ho avuto occasione di sottolinearlo in diverse riprese, in consonanza stretta con le indicazioni date dal Concilio. "In quanto popolo santo di Dio - dicevo per esempio a Limerick, durante il mio pellegrinaggio in Irlanda - voi siete chiamati a svolgere il vostro ruolo nel evangelizzazione del mondo. Sì, i laici sono 'una stirpe eletta, un sacerdozio santo'. Essi pure sono chiamati ad essere 'il sale della terra' e 'la luce del mondo'. E' loro vocazione e loro missione specifica manifestare il Vangelo nella loro vita e inserirlo così come un lievito nella realtà del mondo ove essi vivono e lavorano. Le grandi forze che reggono il mondo - politica, mass-media, scienza, tecnologia, cultura, educazione, industria e lavoro - sono propriamente i campi dove i laici hanno specificamente competenza per svolgere la loro missione. Se queste forze sono dirette da persone che sono veri discepoli del Cristo e che, nello stesso tempo, per le loro conoscenze ed i loro talenti, sono competenti nel loro campo specifico, allora il mondo sarà veramente cambiato dal di dentro per la potenza redentrice del Cristo" (omelia pronunciata a Limerick, il 1° ottobre 1979).

Discepoli di Cristo che lavorano per cambiare il mondo dal di dentro

10. IV. - Riprendendo ora questo discorso ed approfondendolo, io avverto il bisogno di richiamare la vostra attenzione su tre condizioni di importanza fondamentale per l'efficacia della vostra missione:

 

11. a) Voi dovete essere, innanzitutto, dei veri discepoli del Cristo. In quanto membri di un Istituto Secolare, voi volete essere tali per il radicalismo del vostro impegno a seguire i consigli evangelici in una maniera tale che, non solo essa non cambia la vostra condizione - voi siete e rimanete laici! - ma che la rafforza, nel senso che il vostro stato secolare sia consacrato, sia più esigente, e che l'impegno nel mondo e per il mondo, esigito da questo stato secolare, sia permanente e fedele.

 

12. Rendetevi ben conto di quello che ciò significa: la consacrazione speciale, che conduce a pienezza la consacrazione del battesimo e della confermazione, deve impregnare tutta la vostra vita e tutte le vostre attività quotidiane, creando in voi una disponibilità totale alla volontà del Padre che vi ha posti nel mondo e per il mondo. In questo modo, la consacrazione verrà a costituire come l'elemento di discernimento dello stato secolare, e voi non correte il rischio di accettare questo stato semplicemente come tale, con un facile ottimismo, ma l'assumerete conservando la consapevolezza dell'ambiguità permanente che l'accompagna e vi sentirete logicamente impegnati a discernere gli elementi positivi e quelli che sono negativi al fine di privilegiare gli uni, appunto con l'esercizio del discernimento, e per eliminare al contrario progressivamente gli altri.

 

13. b) La seconda condizione è che voi siate, a livello di conoscenza e di esperienza, veramente competenti nel vostro campo specifico per esercitare, grazie alla vostra presenza, questo apostolato di testimonianza e di impegno per gli altri che la vostra consacrazione e la vostra vita nella Chiesa vi impongono. Infatti è solamente grazie a questa competenza che voi potrete mettere in pratica la raccomandazione rivolta dal Concilio ai membri degli Istituti Secolari: "E' necessario che essi tendano innanzitutto a donarsi interamente a Dio nella carità perfetta e che i loro Istituti conservino il carattere secolare che è loro proprio e specifico al fine di poter esercitare ovunque ed efficacemente l'apostolato nel mondo e come dal di dentro del mondo, apostolato per cui essi sono stati creati" (Decreto Perfectae caritatis, n. 11).

 

14. c) La terza condizione sulla quale voglio invitarvi a riflettere è costituita da questa risoluzione che vi è propria: vale a dire di cambiare il mondo dal di dentro. Voi siete, infatti, inseriti nel mondo a pieno titolo e non solo per la vostra condizione sociologica; voi siete tenuti a questa inserzione innanzitutto come per una attitudine interiore. Vi dovete dunque considerare come "parte" del mondo, come impegnati a santificarlo, accettandone totalmente le esigenze che derivano dalla legittima autonomia delle realtà del mondo, dei suoi valori e delle sue leggi.

 

15. Questo vuol dire che voi dovete prendere sul serio l'ordine naturale ed il suo "spessore ontologico", tentando di leggere in esso il disegno liberamente perseguito da Dio, ed offrendogli la vostra collaborazione al fine che esso si realizzi progressivamente nella storia. La fede vi dona dei lumi sul destino superiore a cui questa storia è aperta grazie all'iniziativa salvatrice del Cristo; nella rivelazione divina, tuttavia, voi non trovate delle risposte già fatte alle numerose questioni che l'impegno concreto vi solleva. E' vostro dovere di cercare, alla luce della fede, le soluzioni adeguate ai problemi pratici che emergono poco per volta, e che voi non potrete spesso raggiungere se non correndo il rischio di soluzioni solo probabili.

 

16. V'è dunque un impegno a promuovere le realtà dell'ordine naturale e v'è un impegno a far intervenire i valori della fede, che devono unirsi ed integrarsi armoniosamente nella vostra vita, costituendone l'orientamento di fondo e la sua costante ispirazione. In questo modo, voi potrete contribuire a cambiare il mondo "dal di dentro", divenendone il fermento vivificante ed obbedendo alla consegna che vi è stata data nel Motu proprio Primo feliciter: essere il fermento, modesto ma efficace, che agendo ovunque e sempre, e immerso in tutte le classi di cittadini, dalle più modeste alle più elevate, si sforza di raggiungerle e di impregnarle tutte e ciascuna con l'esempio e in ogni modo fino ad informare la massa intera così che essa sia tutta fermentata e trasformata nel Cristo" (Introduzione).

Servizio alla comunità ecclesiale

17. V. - La sottolineatura dell'apporto specifico del vostro stile di vita non deve, tuttavia, condurre a sottovalutare le altre forme di dedizione alla causa del Regno a cui voi potete anche essere chiamati. Voglio fare accenno qui a ciò che è detto al numero 73 dell'esortazione Evangelii nuntiandi, che ricorda che: "i laici possono anche sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i Pastori al servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vita di essa, esercitando ministeri diversissimi, secondo la grazia o i carismi che il Signore vorrà riservare loro".

 

18. Questo aspetto non è certamente nuovo ma corrisponde al contrario nella Chiesa a vecchie tradizioni; esso riguarda anche un certo numero di membri di Istituti Secolari principalmente, ma non esclusivamente, di quelli che vivono nelle comunità dell'America Latina e di altri paesi del terzo mondo.

Testimonianza e annuncio evangelico di fronte all'anno 2000

19. VI. - Cari figli e figlie, il vostro campo d'azione, come vedete, è vastissimo. La Chiesa attende molto da voi. Essa ha bisogno della vostra testimonianza per portare al mondo, affamato della Parola di Dio anche se non ne ha coscienza, il "gioioso annuncio" che ogni aspirazione autenticamente umana può trovare nel Cristo il suo compimento. Sappiate essere all'altezza delle grandi possibilità che la Provvidenza divina vi offre in questa fine del secondo millennio del cristianesimo.

 

20. Da parte mia, rinnovo la mia preghiera al Signore, per l'intercessione materna della Vergine Maria, perché Egli vi accordi in abbondanza i suoi doni di luce, di sapienza, di determinazione nella ricerca delle vie migliori per essere, in mezzo ai vostri fratelli e alle vostre sorelle che sono nel mondo, una testimonianza viva resa al Cristo ed un invito discreto ma convincente ad accogliere la sua novità nella vita personale e nelle strutture sociali.

 

21. Che la carità del Signore guidi le vostre riflessioni ed i vostri scambi durante questo Congresso. Voi potrete allora camminare con fiducia. Io vi incoraggio dandovi la Benedizione Apostolica, per voi come per coloro che voi rappresentate oggi.

 

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Giovanni Paolo II

GLI ISTITUTI SECOLARI, FEDELE ESPRESSIONE DELLA ECCLESIOLOGIA DEL CONCILIO VATICANO II

Allocuzione all'Assemblea plenaria della Congregazione per i Religiosi e per gli Istituti Secolari
(6 maggio 1983)

Venerabili fratelli e carissimi figli!

Vi ringrazio della vostra presenza e Vi esprimo la mia gioia per questo incontro, e la mia riconoscenza per il lavoro che svolgete nell'animazione e promozione della vita consacrata. I consigli evangelici, infatti, sono "un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva" (LG 43), ed è pertanto estremamente valido e prezioso quanto si compie nel Dicastero a favore della loro professione.


In questa linea di animazione e promozione si è posta anche l'Assemblea plenaria che oggi concludete, nella quale avete preso in particolare considerazione l'identità e la missione di quegli Istituti, che a motivo della loro peculiare missione " in saeculo et ex saeculo" (can. 713 par. 2 - nuovo Codice), sono denominati "Istituti Secolari".


E' la prima volta che una vostra Assemblea plenaria tratta direttamente di questi: è stata quindi una scelta opportuna, che la promulgazione del nuovo Codice ha favorito. In esso gli Istituti Secolari - che nel 1947 ebbero il riconoscimento ecclesiale con la Costituzione apostolica emanata dal mio predecessore Pio XII, Provida Mater - trovano ora la loro giusta collocazione in base alla dottrina del Concilio Vaticano II. Tali Istituti, infatti, vogliono essere fedele espressione di quella ecclesiologia, che il Concilio riconferma, quando mette in evidenza la vocazione universale alla santità (cfr. LG Cap. V), i compiti nativi dei battezzati (cfr. LG Cap. IV; AA), la presenza della Chiesa nel mondo in cui deve agire come fermento ed essere (LG 48; cfr. GS), la varietà e la dignità delle diverse vocazioni e il "singolare onore", che la Chiesa ha verso la "perfetta continenza per il Regno dei cieli" (LG 42) e verso la testimonianza della povertà e dell'obbedienza evangeliche.


Molto giustamente la vostra riflessione si è soffermata sugli elementi costitutivi, teologici e giuridici, degli Istituti Secolari, tenendo presente la formulazione dei canoni ad essi dedicati nel Codice recentemente promulgato, ed esaminandoli alla luce dell'insegnamento che il Papa Paolo VI, e io stesso con allocuzione del 28 agosto 1980, abbiamo ribadito nelle Udienze loro concesse.


Dobbiamo esprimere un profondo ringraziamento al Padre di infinita misericordia, che ha preso a cuore le necessità dell'umanità e, con la forza vivificante dello Spirito, ha intrapreso in questo secolo iniziative nuove per la sua redenzione. Al Dio trino sia onore e gloria per questa irruzione di grazia, che sono gli Istituti Secolari, con i quali egli manifesta la inesauribile benevolenza, con cui la Chiesa stessa ama il mondo in nome del suo Dio e Signore.


La novità del dono, che lo Spirito ha fatto alla fecondità perenne della Chiesa, in risposta alle esigenze del nostro tempo, si coglie soltanto se si comprendono bene i suoi elementi costitutivi nella loro inseparabilità: la consacrazione e la secolarità; il conseguente apostolato di testimonianza, di impegno cristiano nella vita sociale e di evangelizzazione; la fraternità che, senza essere determinata da una comunità di vita, è veramente comunione; la stessa forma esterna di vita, che non distingue dall'ambiente in cui si è presenti.


Ora, è doveroso conoscere e far conoscere questa vocazione, così attuale e vorrei dire così urgente, di persone che si consacrano a Dio praticando i consigli evangelici, e in tale consacrazione speciale si sforzano di immergere tutta la loro vita e tutte le loro attività, creando in se stesse una disponibilità totale alla volontà del Padre e operando per cambiare il mondo dal di dentro (cfr. Alloc. 28 agosto 1980).


La promulgazione del nuovo Codice permetterà certamente questa migliore conoscenza, e deve spingere i Pastori a favorire tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta e rispettosa delle caratteristiche qualificanti.


In tal modo si susciteranno risposte generose a questa difficile ma bella vocazione di "piena consacrazione a Dio e alle anime": vocazione esigente perché vi si risponde portando gli impegni battesimali alle più perfette conseguenze di radicalità evangelica, e anche perché questa vita evangelica deve essere incarnata nelle più diverse situazioni.


Infatti, la varietà dei doni affidati agli Istituti Secolari esprime le varie finalità apostoliche, che abbracciano tutti i campi della vita umana e cristiana. Questa ricchezza pluralistica si manifesta anche nelle numerose spiritualità che animano gli Istituti Secolari, con la diversità dei sacri vincoli, che caratterizzano diverse modalità nella pratica dei consigli evangelici e nelle grandi possibilità di inserimento in tutti gli ambienti della vita sociale. Giustamente il mio predecessore, il Papa Paolo VI, che tanto affetto dimostrò per gli Istituti Secolari, diceva che, se essi "rimangono fedeli alla propria vocazione saranno come 'il laboratorio sperimentale', nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo" (Paolo VI, Discorso al Congresso Internazionale degli Istituti Secolari, 25 agosto 1976). Prestate, dunque, il vostro appoggio a tali Istituti, perché siano fedeli alla originalità dei loro carismi di fondazione riconosciuti dalla Gerarchia, e siate vigilanti per scoprire nei loro frutti l'insegnamento, che Dio vuole darci per la vita e l'azione di tutta la Chiesa.


Se ci sarà uno sviluppo e un rafforzamento degli Istituti Secolari, anche le Chiese locali ne trarranno vantaggio.


Nella vostra Assemblea plenaria questo aspetto è stato tenuto presente, anche perché vari Episcopati, con i suggerimenti dati in ordine alla vostra riunione, hanno indicato il rapporto tra Istituti Secolari e Chiese locali come meritevole di approfondimento.


Pur nel rispetto delle loro caratteristiche, gli Istituti Secolari devono comprendere e assumere le urgenze pastorali delle Chiese particolari, e confermare i loro membri a vivere con attenta partecipazione le speranze e le fatiche, i progetti e le inquietudini, le ricchezze spirituali e i limiti, in una parola: la comunione della loro Chiesa concreta. Deve essere un punto di maggiore riflessione per gli Istituti Secolari, questo, così come deve essere una sollecitudine dei Pastori riconoscere e richiedere il loro apporto secondo la natura loro propria.


In particolare, incombe ai Pastori un'altra responsabilità: quella di offrire agli Istituti Secolari tutta la ricchezza dottrinale, di cui hanno bisogno. Essi vogliono far parte del mondo e nobilitare le realtà temporali ordinandole ed elevandole perché tutto tenda a Cristo come a un capo (cfr. Ef l, l0). Perciò, si dia a questi Istituti tutta la ricchezza della dottrina cattolica sulla creazione, l'incarnazione e la redenzione, affinché possano fare propri i disegni sapienti e misteriosi di Dio sull'uomo, sulla storia e sul mondo.

Fratelli e Figli carissimi!

È con sentimento di vera stima e anche di vivo incoraggiamento per gli Istituti Secolari che oggi ho colto l'occasione offertami da questo incontro per sottolineare alcuni aspetti da voi trattati nei giorni scorsi.


Auspico che la vostra Assemblea plenaria raggiunga pienamente la finalità di offrire alla Chiesa una migliore informazione sugli Istituti Secolari e di aiutare questi a vivere la loro vocazione in consapevolezza e fedeltà.


Quest'Anno Giubilare della Redenzione, che tutti chiama "a una rinnovata scoperta dell'amore di Dio che si dona" (Bolla apost. Aperite portas Redemptori, 8), a un rinnovato incontro con la bontà misericordiosa di Dio, sia in particolare per le persone consacrate anche un rinnovato e pressante invito a seguire "con maggiore libertà" e "più da vicino" (PC l) il Maestro che le chiama per le vie del Vangelo.


E la Vergine Maria sia per loro costante e sublime modello, e le guidi sempre con la sua materna protezione.


Con questi sentimenti, volentieri imparto a Voi qui presenti, e agli iscritti negli Istituti Secolari di tutto il mondo, la propiziatrice Benedizione Apostolica.

 

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Giovanni Paolo II

ANIMARE LE REALTÀ TEMPORALI CON LO SPIRITO DEL VANGELO

Discorso al III° Congresso internazionale degli Istituti Secolari (28 agosto 1984)

Fratelli e Sorelle!

1. Godo veramente nell'incontrarvi ancora una volta, in occasione del Congresso mondiale degli Istituti Secolari, convocato per trattare il tema: "Obbiettivi e contenuti della formazione dei membri degli Istituti Secolari".


E' il secondo incontro che ho con voi, e nei quattro anni intercorsi dal precedente non sono mancate le occasioni perché io rivolgessi la parola a questo o a quell'Istituto.


Ma c'è stata una particolare circostanza, nella quale ho parlato di voi e per voi. Lo scorso anno, a conclusione della riunione plenaria nella quale la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari ha trattato della identità e della missione dei vostri Istituti, ho raccomandato, tra l'altro, ai Pastori della Chiesa di "favorire tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta, e rispettosa delle caratteristiche qualificanti" degli Istituti Secolari (A.A.S. LXXV, n. 9, p. 687). E ho anche toccato un punto che rientra nell'argomento della formazione, da voi affrontato in questi giorni: da una parte esortando gli Istituti Secolari a rendere più intensa la loro comunione ecclesiale; e d'altra parte ricordando ai Vescovi che essi hanno la responsabilità di "offrire agli Istituti Secolari tutta la ricchezza dottrinale di cui hanno bisogno" (ivi, p. 688).


Mi è caro oggi rivolgermi direttamente a voi, Responsabili degli Istituti e Incaricati della formazione, per confermare l'importanza e la grandezza dell'impegno formativo. E' un impegno primario, inteso sia in ordine alla propria formazione di tutti gli appartenenti all'Istituto, con particolare cura nei primi anni, ma con oculata attenzione anche in seguito, sempre.

 

2. Anzitutto e soprattutto vi esorto a rivolgere uno sguardo al Maestro divino, onde attingere luce per tale impegno.
Il Vangelo può essere letto anche come resoconto dell'opera di Gesù nei confronti dei discepoli. Gesù proclama sin dall'inizio il "lieto annuncio" dell'amore di Dio, ma poi insegna gradualmente la profonda ricchezza di questo annuncio, rivela gradualmente se stesso e il Padre, con infinita pazienza, ricominciando se necessario: "Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto?" (Gv 14,9). Potremmo leggere il Vangelo anche per scoprire la pedagogia di Gesù nel dare ai discepoli la formazione di base, la formazione iniziale. La "formazione continua" - come viene detta - verrà dopo, e la compirà lo Spirito Santo, che porterà gli Apostoli alla comprensione di quanto Gesù aveva loro insegnato, li aiuterà ad arrivare alla verità tutta intera, ad approfondirla nella vita, in un cammino verso la libertà dei figli di Dio (cfr. Gv 14,26; Rm 8, 14ss).


Da questo sguardo su Gesù e la sua scuola viene la conferma di una esperienza che tutti facciamo: nessuno di noi ha raggiunto la perfezione alla quale è chiamato, ciascuno di noi è sempre in formazione, è sempre in cammino.


Scrive san Paolo che il Cristo deve essere formato in noi (cfr. Gal 4,19), così come siamo in grado di "conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza" (Ef 3,19). Ma questa comprensione non sarà piena che quando saremo nella gloria del Padre (cfr. l Cor 13,12).


E' un atto di umiltà, di coraggio e di fiducia questo sapersi sempre in cammino, che trova riscontro e insegnamento in molte pagine della Scrittura. Ad esempio: il cammino di Abramo dalla sua terra alla meta a lui sconosciuta cui Dio lo chiama (cfr. Gn 12,1ss); il peregrinare del popolo di Israele dall'Egitto alla terra promessa, dalla schiavitù alla libertà (cfr. Esodo); lo stesso ascendere di Gesù verso il luogo e il momento in cui, innalzato da terra, tutto attirerà a sé (cfr. Gv 12,32).

 

3. Atto di umiltà, dicevo, che fa riconoscere la propria imperfezione; di coraggio, per affrontare la fatica, le delusioni, le disillusioni, la monotonia della ripetizione e la novità della ripresa; soprattutto di fiducia, perché Dio cammina con noi, anzi: la Via è Cristo (cfr. Gv 14,6). e l'artefice primo e principale di ogni formazione cristiana è, non può essere altri che Lui. Dio è il vero Formatore, pur servendosi di occasioni umane: "Signore, Padre nostro tu sei, noi siamo creta e tu colui che ci da forma, e noi tutti siamo opera delle tue mani" (Is 64,7).


Questa convinzione fondamentale deve guidare l'impegno sia per la propria formazione sia per il contributo che si può essere chiamati a dare alla formazione di altre persone. Mettersi con atteggiamento giusto nel compito formativo, significa sapere che è Dio che forma, non siamo noi. Noi possiamo e dobbiamo diventarne una occasione e uno strumento, sempre nel rispetto dell'azione misteriosa della grazia.


Di conseguenza l'impegno formativo su di noi e su chi ci è affidato è orientato sempre, sull'esempio di Gesù, alla ricerca della volontà del Padre: "Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (Gv 5,30). La formazione, infatti, in ultima analisi, consiste nel crescere nella capacità di mettersi a disposizione del progetto di Dio su ciascuno e sulla storia, nell'offrire consapevolmente la collaborazione al suo piano di redenzione delle persone e del creato, nel giungere a scoprire e a vivere il valore di salvezza racchiuso in ogni istante: "Padre nostro, sia fatta la tua volontà" (Mt 6,9-10).

 

4. Questo riferimento alla divina volontà mi porta a richiamare una indicazione che già vi ho dato nel nostro incontro del 1980: in ogni momento della vostra vita e in tutte le vostre attività quotidiane deve realizzarsi "una disponibilità totale alla volontà del Padre, che vi ha posto nel mondo e per il mondo" (A.A.S. LXXII, n. 7, p. 1021). E questo - vi dicevo inoltre - significa per voi una particolare attenzione a tre aspetti che convergono nella realtà della vostra specifica vocazione, in quanto membri di Istituti Secolari.


Il primo aspetto riguarda il seguire Cristo più da vicino sulla via dei consigli evangelici con una donazione totale di sé alla persona del Salvatore per condividerne la vita e la missione. Questa donazione, che la Chiesa riconosce essere una speciale consacrazione. diventa anche contestazione delle sicurezze umane quando siano frutto dell'orgoglio; e significa più esplicitamente il "mondo nuovo" voluto da Dio e inaugurato da Gesù (cfr. LG 42; PC 11).


Il secondo aspetto è quello della competenza nel vostro campo specifico, per quanto esso sia modesto e comune, con la "pienezza di coscienza della propria parte nell'edificazione della società"(AA 13) necessaria per "servire con maggiore generosità ed efficacia" i fratelli (GS 93). La testimonianza sarà così più credibile: "Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri"(Gv 13,35).


Il terzo aspetto si riferisce a una presenza trasformatrice nel mondo, cioè a dare "un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia"(GS 34), animando e perfezionando l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico, agendo dall'interno stesso di queste realtà (cfr. LG 31; AA 7, 16,19).


Vi auspico, come frutto di questo Congresso, di continuare nell'approfondimento, soprattutto mettendo in atto i sussidi utili per porre l'accento formativo sui tre aspetti accennati, e su ogni altro aspetto essenziale, quali ad esempio l'educazione alla fede, alla comunione ecclesiale, all'azione evangelizzatrice: e tutto unificando in una sintesi vitale, proprio per crescere nella fedeltà alla vostra vocazione e alla vostra missione, che la Chiesa stima e vi affida, perché le riconosce rispondenti alle attese sue e dell'umanità.

 

5. Prima di concludere vorrei ancora sottolineare un punto fondamentale: cioè che la realtà ultima, la pienezza, è nella carità. "Chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1 Gv 4,16). Anche lo scopo ultimo di ogni vocazione cristiana è la carità; negli Istituti di vita consacrata, la professione dei consigli evangelici ne diventa la strada maestra, che porta a Dio sommamente amato e porta ai fratelli, chiamati tutti alla filiazione divina.


Ora, all'interno dell'impegno formativo, la carità trova espressione e sostegno e maturazione nella comunione fraterna, per diventare testimonianza e azione.


Ai vostri Istituti, a motivo delle esigenze di inserimento nel mondo, postulate dalla vostra vocazione, la Chiesa non richiede quella vita comune che è propria invece degli Istituti religiosi. Tuttavia essa richiede una "comunione fraterna radicata e fondata sulla carità", che faccia di tutti i membri come "una sola peculiare famiglia" (can. 602); essa richiede che i membri di uno stesso Istituto Secolare "conservino la comunione fra di loro curando con sollecitudine l'unità dello spirito e la vera fraternità"(can. 716,2).


Se le persone respirano questa atmosfera spirituale, che presuppone la più ampia comunione ecclesiale, l'impegno formativo nella sua integralità non fallirà il suo scopo.

 

6. Al momento di concludere, il nostro sguardo ritorna su Gesù. Ogni formazione cristiana si apre alla pienezza della vita dei figli di Dio, così che il soggetto della nostra attività è, in fondo, Gesù stesso: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Ma questo è vero solo se ciascuno di noi può dire: "Sono stato crocifisso con Cristo", quel Cristo "che ha dato se stesso per me" (ivi).


E' la sublime legge della sequela Christi: abbracciare la Croce. Il cammino formativo non può prescindere da essa.


Che la Vergine Madre vi sia di esempio anche a questo proposito. Lei che - come ricorda il Concilio Vaticano Secondo - "mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro"(AA 4), "avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce"(LG 58).


E pegno della protezione divina sia la Benedizione Apostolica, che di tutto cuore imparto a voi e a tutti i membri dei vostri Istituti.

 

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Giovanni Paolo II

DILATARE NEL MONDO L'OPERA DELLA REDENZIONE PERCORRENDO LA VIA EVANGELICA DELLA CROCE

Discorso al IV° Congresso Mondiale degli Istituti Secolari (26 agosto 1988)

Carissimi Fratelli e Sorelle degli Istituti Secolari!

1. Con grande gioia vi accolgo in occasione del vostro IV° Congresso Mondiale e vi ringrazio per questa numerosa e significativa presenza. Voi siete rappresentanti qualificati di una realtà ecclesiale che è stata, specialmente in questo secolo, segno di una speciale "mozione" dello Spirito Santo in seno alla Chiesa di Dio. Gli Istituti Secolari, infatti, hanno chiaramente messo in luce il valore della consacrazione anche per quanti operano "nel secolo", cioè per coloro che sono inseriti nelle attività terrene, sia come sacerdoti secolari, sia, soprattutto, come laici. Per il Laicato, anzi, la storia degli Istituti Secolari segna una tappa preziosa nello sviluppo della dottrina riguardante la peculiare natura dell'apostolato laicale e nel riconoscimento della vocazione universale dei fedeli alla santità ed al servizio a Cristo.


La vostra missione è oggi situata in una prospettiva consolidata da una tradizione teologica: essa consiste nella "consecratio mundi", cioè nel ricondurre a Cristo, come ad un unico Capo, tutte le cose (cfr. Ef 1,10), operando dal di dentro, nelle realtà terrene.


Mi compiaccio per il tema scelto per la presente Assemblea: "La missione degli Istituti Secolari nel mondo del 2000". In realtà, questo è un argomento complesso, che corrisponde alle speranze ed alle attese della Chiesa nel suo prossimo futuro.


Tale programma è quanto mai stimolante per voi, perché apre alla vostra specifica vocazione ed esperienza spirituale gli orizzonti del terzo millennio di Cristo, al fine di aiutarvi a realizzare sempre più consapevolmente la vostra chiamata alla santità vivendo nel secolo, e a collaborare mediante la consacrazione interiormente e autenticamente vissuta nell'opera di salvezza e di evangelizzazione di tutto il Popolo di Dio.

 

2. Saluto il Cardinale Jean Jérôme Hamer, Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, il quale vi ha intrattenuto sulle conclusioni del recente Sinodo dei Vescovi e sulle conseguenze che tali conclusioni comportano per la vostra comunità. E nel salutare tutti i collaboratori, gli organizzatori e tutti voi qui presenti con i Fratelli e le Sorelle degli Istituti da voi rappresentati, a tutti rivolgo un cordialissimo augurio: che, cioè, la presente Assemblea sia occasione propizia per vivere una profonda esperienza di comunione ecclesiale, di solidarietà, di grazia e di conforto per il vostro cammino, che illumini di luce particolare la vostra vocazione specifica.

 

3. L'impatto con il terzo millennio dell'era cristiana è indubbiamente stimolante per tutti coloro che intendono dedicare la propria vita al bene ed al progresso dell'umanità. Noi tutti vorremmo che l'era nuova corrispondesse all'immagine che il Creatore ha ideato per l'umanità. E' Lui che costruisce e conduce avanti la storia, come storia di salvezza per gli uomini di ogni epoca. Ciascuno, perciò, è chiamato ad impegnarsi per realizzare nel nuovo millennio un nuovo capitolo della storia della Redenzione.


Voi intendete contribuire alla santificazione del mondo dall'interno, "in saeculo viventes", operando dall'intimo delle realtà terrene, "praesertim ab intus", secondo la legge della Chiesa (cfr. C.I.C., 710).


Pur nella condizione di secolarità, voi siete dei consacrati. Di qui l'originalità del vostro compito: voi siete, a pieno titolo, laici; ma siete consacrati, vi siete legati a Cristo con una vocazione speciale, per seguirlo più da vicino, per imitare la sua condizione di "Servo di Dio", nell'umiltà dei voti di castità, povertà ed obbedienza.

 

4. Voi siete consapevoli di condividere con tutti i cristiani la dignità di essere figli di Dio, membra vive di Cristo, incorporati alla Chiesa, insigniti, mediante il Battesimo, del sacerdozio comune dei fedeli. Ma avete anche accolto il messaggio intrinsecamente connesso con tale dignità: quello dell'impegno per la santità, per la perfezione della carità; quello di corrispondere alla chiamata dei consigli evangelici, nei quali si attua una donazione di sé a Dio ed a Cristo con cuore indiviso e con pieno abbandono alla volontà ed alla guida dello Spirito. Tale impegno voi lo attuate, non separandovi dal mondo, ma dall'interno delle complesse realtà del lavoro, della cultura, delle professioni, dei servizi sociali di ogni genere. Ciò significa che le vostre attività professionali e le condizioni di condivisione con gli altri laici delle cure terrene saranno il campo di prova, di sfida, la croce, ma anche l'appello, la missione e il momento di grazia e di comunione con Cristo, nel quale si costruisce e si sviluppa la vostra spiritualità.


Ciò richiede, come ben sapete, un continuo progresso spirituale nel vostro modo di agire nei confronti degli uomini, delle realtà e della storia. Si richiede da voi la capacità di cogliere, tanto nelle piccole come nelle grandi vicende del mondo, una presenza, quella di Cristo Salvatore, il quale cammina sempre accanto all'uomo, anche quando questi lo ignora e lo nega. Ciò richiede, ancora, una attenzione permanente al significato salvifico degli eventi quotidiani, affinché si possano interpretare alla luce della fede e dei principi cristiani.


Si esige da voi, perciò, profonda unione con la Chiesa, fedeltà al suo ministero. Vi si domanda amorosa, totale adesione al suo pensiero e al suo messaggio, ben sapendo che ciò va fatto in forza dello speciale vincolo che ad essa vi lega.


Tutto questo non significa una diminuzione della giusta autonomia dei laici in ordine alla consacrazione del mondo; piuttosto si tratta di collocarla nella sua luce propria, affinché non si indebolisca né operi isolatamente. La dinamica della vostra missione, così come voi la intendete, lungi dall'estraniarvi dalla vita della Chiesa, si attua in unione di carità con essa.

 

5. Un'altra fondamentale esigenza consiste nell'accettazione generosa e consapevole del mistero della Croce.


Ogni azione ecclesiale è oggettivamente radicata nell'opera della salvezza, nell'azione redentrice di Cristo, ed attinge la sua forza dal sacrificio del Signore, dal suo sangue sparso sulla Croce. Il sacrifico di Cristo, sempre presente nell'opera della Chiesa, costituisce la sua forza e la sua speranza, il suo dono di grazia più misterioso e più grande. La Chiesa sa bene che la sua storia è storia di abnegazione e di immolazione.


La vostra condizione di laici consacrati vi fa sperimentare ogni giorno quanto ciò sia vero anche nel campo di attività e di missione, che ciascuno di voi svolge. Voi conoscete quale dedizione comporti tale opera per lottare contro se stessi, contro il mondo e le sue concupiscenze, ma solo così si può conseguire quella vera pace interiore, che solo il Cristo può e sa dare.


Proprio questa via evangelica, percorsa spesso in situazioni di solitudine e di sofferenza, è la via che vi dà speranza, poiché nella Croce siete sicuri di essere in comunione col nostro Redentore e Signore.

 

6. Il contesto della Croce non vi scoraggi. Esso vi sarà di aiuto e di sostegno per dilatare l'opera della redenzione e portare la presenza santificatrice del Cristo tra i fratelli. Tale vostro atteggiamento manifesterà la provvidente azione dello Spirito Santo, il quale "soffia dove vuole"(Gv 3,8). Egli solo può suscitare forze, iniziative, segni potenti, mediante i quali porta a compimento l'opera di Cristo.


Il compito di estendere a tutte le opere dell'uomo il dono della Redenzione è missione che lo Spirito vi ha donato, è missione sublime, esige coraggio, ma è sempre motivo di beatitudine per voi, se vivrete nella comunione di carità con Cristo e con i fratelli.


La Chiesa del 2000 attende quindi da voi una valida collaborazione lungo l'arduo percorso della santificazione del mondo.


Auspico che il presente incontro possa davvero fortificare i vostri propositi, ed illuminare sempre più i vostri cuori.


Con tali auspici volentieri imparto a tutti voi la mia Benedizione Apostolica, estensibile alle persone ed alle iniziative affidate al vostro servizio ecclesiale.

 

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Giovanni Paolo II

ARTEFICI DELLA CULTURA DELLA SOLIDARIETÀ CRISTIANA

Messaggio del S. Padre trasmesso dal Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, al Card Eduardo Martinez Somalo, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di vita Apostolica, in occasione del Congresso Mondiale degli Istituti Secolari (24 luglio1992).

Il Santo Padre, informato dello svolgimento del V° Congresso Mondiale degli Istituti Secolari, mi ha incaricato di far pervenire il Suo cordiale saluto agli Organizzatori e a tutti i partecipanti all'incontro.


Sua Santità esprime, anzitutto, apprezzamento per la scelta del tema: "Gli Istituti Secolari e l'evangelizzazione oggi", che si inserisce opportunamente nel vasto impegno della Chiesa per la promozione della nuova evangelizzazione. Si tratta di un processo di grazia, che tocca il suo culmine nella sempre necessaria conversione del cuore, intesa come ritorno a Dio, Padre provvidente e misericordioso, e disponibilità verso i fratelli, che attendono comprensione, amore e solidale annuncio della Parola rivelata.


Oggi la missione evangelizzatrice della Chiesa deve tener conto delle profonde trasformazioni culturali e sociali del nostro tempo, le quali non di rado, anziché favorire, possono essere di ostacolo all'azione missionaria. Gli appartenenti agli Istituti Secolari sono ben consapevoli di queste sfide, cui sono chiamati a far fronte, perché hanno ricevuto il dono di una "forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo per essere vissuta in mezzo alle realtà temporali, e per immettere la forza dei consigli evangelici - cioè dei valori divini ed eterni - in mezzo ai valori umani e temporali" (Insegnamenti di Paolo VI, X, 1972, p. 943).


Lo Spirito Santo ha concesso loro la grazia di configurarsi più radicalmente a Gesù nel cammino che egli ha compiuto per riconciliare gli uomini, per abbattere il muro di inimicizia (cf. Ef 2,14) e per ricreare la Nuova Umanità. Per realizzare pienamente tutto ciò, occorre un "nuovo amore": richiede che gli Istituti Secolari si impegnino straordinariamente nella testimonianza della novità del Vangelo. Senza una corrispondenza più ardente alla chiamata alla santità per comunicare il Vangelo della Pace al mondo che sta per entrare nel nuovo millennio, ogni sforzo si ridurrebbe ad un tentativo senza efficacia apostolica. Nuovi debbono essere anche i metodi per comunicare la novità del Vangelo al mondo. A tal fine i membri degli Istituti Secolari devono aprirsi alle nuove forme di comunicazione che vengono loro offerte dal progresso della tecnica. Ma non bisogna dimenticare che anche la comunicazione deve adeguarsi alla novità che è chiamata a diffondere. Essa deve distinguersi per semplicità evangelica e per proposta gratuita (cf. Mt 10,8), al fine di favorire una risposta libera, responsabile e gioiosa.


L'esperienza della ricerca e dell'incontro personale con il Dio vivente è quanto si ha di più prezioso da offrire agli uomini. Non c'è dubbio che la chiamata alla santità sta alla radice della chiamata alla nuova evangelizzazione. Questa richiede una profonda comunione ecclesiale, che ha inizio in seno ai propri Istituti e si amplia in una affettiva ed effettiva comunione con tutto il popolo di Dio. La stretta relazione che esiste tra la costruzione della comunità cristiana e il servizio al mondo è stata chiaramente espressa dal Santo Padre, Giovanni Paolo II, nella Esortazione Apostolica Christifideles Laici, là dove afferma che "è urgente rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali" (n.34).


Ma la nuova evangelizzazione richiede anche un servizio al mondo. I modi di realizzazione, secondo le vocazioni particolari e le necessità concrete, sono molteplici: la testimonianza di vita, il dialogo e la militanza, il contatto personale, il servizio nascosto, la presenza individuale e comunitaria, l'annuncio e la denuncia profetica, la difesa della verità e la testimonianza dell'amore. E' importante che in un mondo segnato dalla "cultura della morte", ma che pure anela ai valori dello Spirito, gli Istituti Secolari siano capaci di essere segni del Dio vivo ed artefici della "cultura della solidarietà cristiana".


Il Santo Padre, pertanto, esorta tutti a continuare in tale cammino, ad accrescere le molteplici iniziative di animazione cristiana e a non temere di rendersi presenti nei vari "areopaghi moderni" per proclamarvi con le parole e con i fatti la buona novella del Vangelo. L'impegno per la pace e lo sviluppo dei popoli, la difesa dei diritti umani, la promozione della donna e l'educazione dei giovani sono alcuni di questi "areopaghi" del mondo moderno, in cui gli Istituti Secolari debbono sentirsi impegnati.


Con questi voti, invocando su tutti i partecipanti al Convegno e su tutti i membri degli Istituti Secolari la protezione di Maria SS.ma. Regina degli Apostoli e Stella dell'evangelizzazione, il Sommo Pontefice imparte di cuore l'implorata Benedizione Apostolica, propiziatrice dei più abbondanti favori celesti.


Colgo volentieri l'occasione per confermarmi con sensi di profondo ossequio,

dell'Eminenza Vostra Reverendissima
dev.mo nel Signore
Angelo Card. Sodano
Segretario di Stato

 

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Benedetto XVI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA MONDIALE DEGLI ISTITUTI SECOLARI

Sala Clementina, Sabato, 3 febbraio 2007

 

Cari fratelli e sorelle,


sono felice di essere oggi tra voi, membri degli Istituti Secolari, che incontro per la prima volta dopo la mia elezione alla Cattedra dell'Apostolo Pietro. Vi saluto tutti con affetto. Saluto il Cardinale Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e lo ringrazio per le espressioni di filiale devozione e spirituale vicinanza indirizzatemi anche a vostro nome. Saluto il Cardinale Cottier e il Segretario della vostra Congregazione. Saluto la Presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari, che si è fatta interprete dei sentimenti e delle attese di tutti voi che siete convenuti da diversi Paesi, da tutti i Continenti, per celebrare un Simposio internazionale sulla Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia.


Sono trascorsi, come è già stato detto, 60 anni da quel 2 febbraio 1947, quando il mio Predecessore Pio XII promulgava tale Costituzione apostolica, dando così una configurazione teologico-giuridica ad un'esperienza preparata nei decenni precedenti, e riconoscendo negli Istituti Secolari uno degli innumerevoli doni con cui lo Spirito Santo accompagna il cammino della Chiesa e la rinnova in tutti i secoli. Quell'atto giuridico non rappresentò il punto di arrivo, quanto piuttosto il punto di partenza di un cammino volto a delineare una nuova forma di consacrazione: quella di fedeli laici e presbiteri diocesani, chiamati a vivere con radicalità evangelica proprio quella secolarità in cui essi sono immersi in forza della condizione esistenziale o del ministero pastorale. Siete qui, oggi, per continuare a tracciare quel percorso iniziato sessant'anni fa, che vi vede sempre più appassionati portatori, in Cristo Gesù, del senso del mondo e della storia. La vostra passione nasce dall'aver scoperto la bellezza di Cristo, del suo modo unico di amare, incontrare, guarire la vita, allietarla, confortarla. Ed è questa bellezza che le vostre vite vogliono cantare, perché il vostro essere nel mondo sia segno del vostro essere in Cristo.


A rendere il vostro inserimento nelle vicende umane luogo teologico è, infatti, il mistero dell'Incarnazione ("Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito": Gv 3, 16). L'opera della salvezza si è compiuta non in contrapposizione, ma dentro e attraverso la storia degli uomini. Osserva al riguardo la Lettera agli Ebrei: "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (1, 1-2a). Lo stesso atto redentivo è avvenuto nel contesto del tempo e della storia, e si è connotato come obbedienza al disegno di Dio iscritto nell'opera uscita dalle sue mani. È ancora lo stesso testo della Lettera agli Ebrei, testo ispirato, a rilevare: "Dopo aver detto "Non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato", cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: "Ecco, io vengo a fare la tua volontà"" (10, 8-9a). Queste parole del Salmo che la Lettera agli Ebrei vede espresse nel dialogo intratrinitario, sono parole del Figlio che dice al Padre: "Ecco io vengo a fare la tua volontà". E così si realizza l'Incarnazione: "Ecco io vengo a fare la tua volontà". Il Signore ci coinvolge nelle sue parole che diventano nostre: ecco io vengo con il Signore, con il Figlio, a fare la tua volontà.


Viene così delineato con chiarezza il cammino della vostra santificazione: l'adesione oblativa al disegno salvifico manifestato nella Parola rivelata, la solidarietà con la storia, la ricerca della volontà del Signore iscritta nelle vicende umane governate dalla sua provvidenza. E nello stesso tempo si individuano i caratteri della missione secolare: la testimonianza delle virtù umane, quali "la giustizia, la pace, la gioia" (Rm 14, 17), la "bella condotta di vita", di cui parla Pietro nella sua Prima Lettera (cfr 2, 12) echeggiando la parola del Maestro: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5, 16). Fa inoltre parte della missione secolare l'impegno per la costruzione di una società che riconosca nei vari ambiti la dignità della persona e i valori irrinunciabili per la sua piena realizzazione: dalla politica all'economia, dall'educazione all'impegno per la salute pubblica, dalla gestione dei servizi alla ricerca scientifica. Ogni realtà propria e specifica vissuta dal cristiano, il proprio lavoro e i propri concreti interessi, pur conservando la loro relativa consistenza, trovano il loro fine ultimo nell'essere abbracciati dallo stesso scopo per cui il Figlio di Dio è entrato nel mondo. Sentitevi, pertanto, chiamati in causa da ogni dolore, da ogni ingiustizia, così come da ogni ricerca di verità, di bellezza e di bontà, non perché abbiate la soluzione di tutti i problemi, ma perché ogni circostanza in cui l'uomo vive e muore costituisce per voi l'occasione di testimoniare l'opera salvifica di Dio. È questa la vostra missione. La vostra consacrazione evidenzia, da un lato, la particolare grazia che vi viene dallo Spirito per la realizzazione della vocazione, dall'altro, vi impegna ad una totale docilità di mente, di cuore e di volontà al progetto di Dio Padre rivelato in Cristo Gesù, alla cui sequela radicale siete stati chiamati.


Ogni incontro con Cristo chiede un cambiamento profondo di mentalità, ma per alcuni, com'è stato per voi, la richiesta del Signore è particolarmente esigente: lasciare tutto, perché Dio è tutto e sarà tutto nella vostra vita. Non si tratta semplicemente di un diverso modo di rapportarvi a Cristo e di esprimere la vostra adesione a Lui, ma di una scelta di Dio che, in modo stabile, richiede da voi una fiducia assolutamente totale in Lui. Conformare la propria vita a quella di Cristo entrando in queste parole, conformare la propria vita a quella di Cristo attraverso la pratica dei consigli evangelici, è una nota fondamentale e vincolante che, nella sua specificità, richiede impegni e gesti concreti, da "alpinisti dello spirito", come ebbe a chiamarvi il venerato Papa Paolo VI (Discorso ai partecipanti al I Convegno Internazionale degli Istituti Secolari: Insegnamenti, VIII, 1970, p. 939).


Il carattere secolare della vostra consacrazione evidenzia da un lato i mezzi con cui vi adoperate per realizzarla, cioè quelli propri di ogni uomo e donna che vivono in condizioni ordinarie nel mondo, e dall'altro la forma del suo sviluppo, quella cioè di una relazione profonda con i segni del tempo che siete chiamati a discernere, personalmente e comunitariamente, alla luce del Vangelo. Più volte è stato autorevolmente individuato proprio in questo discernimento il vostro carisma, perché possiate essere laboratorio di dialogo con il mondo, quel "laboratorio sperimentale nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo" (Paolo VI, Discorso ai Responsabili generali degli Istituti Secolari: Insegnamenti, XIV, 1976, p. 676). Proprio di qui deriva la persistente attualità del vostro carisma, perché questo discernimento deve avvenire non dal di fuori della realtà, ma dall'interno, attraverso un pieno coinvolgimento. Ciò avviene per mezzo delle relazioni feriali che potete tessere nei rapporti familiari e sociali, nell'attività professionale, nel tessuto delle comunità civile ed ecclesiale. L'incontro con Cristo, il porsi alla sua sequela spalanca e urge all'incontro con chiunque, perché se Dio si realizza solo nella comunione trinitaria, anche l'uomo solo nella comunione troverà la sua pienezza.


A voi non è chiesto di istituire particolari forme di vita, di impegno apostolico, di interventi sociali, se non quelli che possono nascere nelle relazioni personali, fonti di ricchezza profetica. Come il lievito che fa fermentare tutta la farina (cfr Mt 13, 33), così sia la vostra vita, a volte silenziosa e nascosta, ma sempre propositiva e incoraggiante, capace di generare speranza. Il luogo del vostro apostolato è perciò tutto l'umano, non solo dentro la comunità cristiana - dove la relazione si sostanzia di ascolto della Parola e di vita sacramentale, da cui attingete per sostenere l'identità battesimale - dico il luogo del vostro apostolato è tutto l'umano, sia dentro la comunità cristiana, sia nella comunità civile dove la relazione si attua nella ricerca del bene comune, nel dialogo con tutti, chiamati a testimoniare quell'antropologia cristiana che costituisce proposta di senso in una società disorientata e confusa dal clima multiculturale e multireligioso che la connota.


Venite da diversi Paesi, diverse sono le situazioni culturali, politiche ed anche religiose in cui vivete, lavorate, invecchiate. In tutte siate cercatori della Verità, dell'umana rivelazione di Dio nella vita. È, lo sappiamo, una strada lunga, il cui presente è inquieto, ma il cui esito è sicuro. Annunciate la bellezza di Dio e della sua creazione. Sull'esempio di Cristo, siate obbedienti all'amore, uomini e donne di mitezza e misericordia, capaci di percorrere le strade del mondo facendo solo del bene. Le vostre siano vite che pongono al centro le Beatitudini, contraddicendo la logica umana, per esprimere un'incondizionata fiducia in Dio che vuole l'uomo felice. La Chiesa ha bisogno anche di voi per dare completezza alla sua missione. Siate seme di santità gettato a piene mani nei solchi della storia. Radicati nell'azione gratuita ed efficace con cui lo Spirito del Signore sta guidando le vicende umane, possiate dare frutti di fede genuina, scrivendo con la vostra vita e con la vostra testimonianza parabole di speranza, scrivendole con le opere suggerite dalla "fantasia della carità" (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 50).


Con questi auspici, assicurandovi la mia costante preghiera, vi imparto a sostegno delle vostre iniziative di apostolato e di carità una speciale Benedizione Apostolica.

 

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Benedetto XVI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Festa della presentazione del Signore- XII Giornata della Vita Consacrata
Basilica Vaticana, Sabato, 2 febbraio 2008

Cari fratelli e sorelle!


Sono molto lieto di incontrarvi in occasione della Giornata della Vita consacrata, tradizionale appuntamento reso ancor più significativo dal contesto liturgico della festa della Presentazione del Signore. Ringrazio il Signor Cardinale Franc Rodé, che ha celebrato per voi l’Eucaristia, e con lui il Segretario e gli altri collaboratori della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica. Con grande affetto saluto i Superiori Generali presenti e tutti voi, che formate questa singolare assemblea, espressione della multiforme ricchezza della Vita consacrata nella Chiesa.


Narrando la presentazione di Gesù al tempio, l’evangelista Luca per ben tre volte sottolinea che Maria e Giuseppe agirono secondo "la Legge del Signore" (cfr Lc 2,22.23.39), e del resto essi appaiono sempre in attento ascolto della Parola di Dio. Questo loro atteggiamento costituisce un esempio eloquente per voi, religiosi e religiose; per voi, membri degli Istituti Secolari e delle altre forme di Vita Consacrata. Alla Parola di Dio nella vita della Chiesa sarà dedicata la prossima sessione ordinaria del Sinodo dei Vescovi: vi chiedo, cari fratelli e sorelle, di offrire a questo impegno ecclesiale il vostro contributo, testimoniando quanto sia importante porre al centro di tutto la Parola di Dio, in special modo per quanti, come voi, il Signore chiama a una più intima sua sequela. La Vita consacrata, infatti, è radicata nel Vangelo; ad esso, come alla sua regola suprema, ha continuato ad ispirarsi lungo i secoli ed ad esso è chiamata a tornare costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la salvezza delle anime.


Agli inizi delle diverse espressioni di Vita consacrata c’è sempre una forte ispirazione evangelica. Penso a sant’Antonio Abate, mosso dall’ascolto delle parole di Cristo: "Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Mt 19,21) (cfr Vita Antonii, 2, 4). San Francesco d’Assisi, a sua volta, afferma che fu Dio a rivelargli che doveva vivere secondo la forma del santo Vangelo (Testamento, 17: FF 116). "Francesco – scrive Tommaso da Celano – udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tuniche … subito, esultante di Spirito Santo, esclamò: Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!" (1 Celano, 83: FF 670. 672).


"È stato lo Spirito Santo – ricorda l’Istruzione Ripartire da Cristo – ad illuminare di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici. Da essa è sgorgato ogni carisma e di essa ogni Regola vuole essere espressione" (n. 24). Ed in effetti, lo Spirito Santo attira alcune persone a vivere il Vangelo in modo radicale e a tradurlo in uno stile di sequela più generosa. Ne nasce così un’opera, una famiglia religiosa che, con la sua stessa presenza, diventa a sua volta "esegesi" vivente della Parola di Dio. Il succedersi dei carismi della Vita consacrata, dice il Concilio Vaticano II, può dunque essere letto come un dispiegarsi di Cristo nei secoli, come un Vangelo vivo che si attualizza in sempre nuove forme (cfr Conc. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 46). Nelle opere delle Fondatrici e dei Fondatori si rispecchia un mistero di Cristo, una sua parola, si rifrange un raggio della luce che emana dal suo volto, splendore del Padre (cfr Esort. Ap. post-sinod. Vita consecrata, 16).


Seguire Cristo senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, ha dunque costituito lungo i secoli la norma ultima e suprema della vita religiosa (cfr Perfectae caritatis, 2). San Benedetto, nella sua Regola, rimanda alla Scrittura quale "norma rettissima per la vita dell’uomo" (n. 73,2-5). San Domenico "dovunque si manifestava come un uomo evangelico, nelle parole come nelle opere" (Libellus, 104: in P. Lippini, San Domenico visto dai suoi contemporanei, Ed. Studio Dom., Bologna, 1982, 110) e tali voleva che fossero anche i suoi frati predicatori, "uomini evangelici" (Prime Costituzioni o Consuetudines, 31). Santa Chiara d’Assisi ricalca appieno l’esperienza di Francesco: "La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere – scrive – è questo: osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo" (Regola, I, 1-2: FF 2750). San Vincenzo Pallotti afferma: "La regola fondamentale della nostra minima Congregazione è la vita di nostro Signore Gesù Cristo per imitarla con tutta la perfezione possibile" (cfr Opere complete, II, 541-546; VIII, 63, 67, 253, 254, 466). E San Luigi Orione scrive: "Nostra prima Regola e vita sia di osservare, in umiltà grande e amore dolcissimo e affocato di Dio, il Santo Vangelo" (Lettere di Don Orione, Roma 1969, vol. II, 278).


Questa ricchissima tradizione attesta che la Vita consacrata è "profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore" (Vita consecrata, 1), e si presenta "come una pianta dai molti rami, che affonda le sue radici nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione della Chiesa" (ivi, 5). Sua missione è ricordare che tutti i cristiani sono convocati dalla Parola per vivere della Parola e restare sotto la sua signoria. Spetta pertanto in particolare ai religiosi e alle religiose "tener viva nei battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo" (Vita consecrata, 33). Così facendo, la loro testimonianza infonde alla Chiesa "un prezioso impulso verso una sempre maggiore coerenza evangelica" (ivi, 3) ed anzi, potremmo dire, è una "eloquente, anche se spesso silenziosa, predicazione del Vangelo" (ivi, 25). Per questo nelle mie due Encicliche, così come in altre occasioni, non ho mancato di additare l’esempio di santi e beati appartenenti a Istituti di Vita consacrata.


Cari fratelli e sorelle, nutrite la vostra giornata di preghiera, di meditazione e di ascolto della Parola di Dio. Voi, che avete familiarità con l’antica pratica della lectio divina, aiutate anche i fedeli a valorizzarla nella loro quotidiana esistenza. E sappiate tradurre in testimonianza quanto la Parola indica, lasciandovi plasmare da essa che, come seme accolto in terreno buono, porta frutti abbondanti. Sarete così sempre docili allo Spirito e crescerete nell’unione con Dio, coltiverete la comunione fraterna fra voi e sarete pronti a servire generosamente i fratelli, soprattutto quelli che si trovano nel bisogno. Che gli uomini possano vedere le vostre opere buone, frutto della Parola di Dio che vive in voi, e diano gloria al Padre vostro celeste (cfr Mt 5,16)! Nell’affidarvi queste riflessioni, vi ringrazio per il servizio prezioso che rendete alla Chiesa e, mentre invoco la protezione di Maria e dei santi e beati Fondatori dei vostri Istituti, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi ed alle vostre rispettive Famiglie religiose, con un pensiero speciale per i giovani e le giovani in formazione, e per i vostri confratelli e le vostre consorelle che sono ammalati, o anziani o in difficoltà. A tutti assicuro un ricordo nella mia preghiera.

 

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

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