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ESORTAZIONI APOSTOLICHE
Indice:
ESORTAZIONE APOSTOLICA DI GIOVANNI PAOLO II
Le varie vocazioni laicali 56. La ricca varietà della Chiesa trova una sua ulteriore manifestazione all'interno di ciascun stato di vita. Così entro lo stato di vita laicale si danno diverse "vocazioni", ossia diversi cammini spirituali e apostolici che riguardano i singoli fedeli laici. Nell'alveo d'una vocazione laicale "comune" fioriscono vocazioni laicali "particolari". In questo ambito possiamo ricordare anche l'esperienza spirituale che è maturata recentemente nella Chiesa con il fiorire di diverse forme di Istituti Secolari: ai fedeli laici, ma anche agli stessi sacerdoti, è aperta la possibilità di professare i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza per mezzo dei voti o delle promesse, conservando pienamente la propria condizione laicale o clericale. Come hanno rilevato i Padri sinodali, "lo Spirito Santo suscita anche altre forme di offerta di se stessi cui si dedicano persone che rimangono pienamente nella vita laicale".
Possiamo concludere rileggendo una bella pagina di san Francesco di Sales, che tanto ha promosso la spiritualità dei laici. Parlando della "devozione", ossia della perfezione cristiana o "vita secondo lo Spirito", egli presenta in una maniera semplice e splendida la vocazione di tutti i cristiani alla santità e nello stesso tempo la forma specifica con cui i singoli cristiani la realizzano: "Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna secondo la propria specie (Gen 1,11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall'artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona (...). E' un errore, anzi un'eresia, voler escludere l'esercizio della devozione dall'ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E' vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma, oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò, dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta".
Ponendosi nella stessa linea il Concilio Vaticano II scrive: "Questo comportamento spirituale dei laici deve assumere una peculiare caratteristica dallo stato di matrimonio e di famiglia, di celibato o di vedovanza, dalla condizione di infermità, dall'attività professionale e sociale. Non tralascino, dunque, di coltivare costantemente le qualità e le doti ad essi conferite corrispondenti a tali condizioni, e di servirsi dei propri doni ricevuti dallo Spirito Santo".
Ciò che vale delle vocazioni spirituali vale anche, e in un certo senso a maggior ragione, delle infinite varie modalità secondo cui tutti e singoli i membri della Chiesa sono operai che lavorano nella vigna del Signore, edificando il Corpo mistico di Cristo. Veramente ciascuno è chiamato per nome, nell'unicità e irripetibilità della sua storia personale, a portare il suo proprio contributo per l'avvento del regno di Dio. Nessun talento, neppure il più piccolo, può essere nascosto e lasciato inutilizzato (cf. Mt 25, 24-27).
L'apostolo Pietro ci ammonisce: "Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio"( l Pt 4, 10 ).
ESORTAZIONE APOSTOLICA DI GIOVANNI PAOLO II
Gli Istituti Secolari
Il pensiero va innanzitutto agli Istituti Secolari, i cui membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture temporali, per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia all'interno della vita culturale, economica e politica. Attraverso la sintesi, che è loro specifica, di secolarità e consacrazione, essi intendono immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini. In questo modo, mentre la totale appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo servizio, la loro attività nelle normali condizioni laicali contribuisce, sotto l'azione dello Spirito, all'animazione evangelica delle realtà secolari. Gli Istituti Secolari contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo la specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.
Una preziosa funzione svolgono anche gli Istituti Secolari clericali, in cui sacerdoti appartenenti al presbiterio diocesano, anche quando viene ad alcuni di loro riconosciuta l'incardinazione al proprio Istituto, si consacrano a Cristo mediante la pratica dei consigli evangelici secondo uno specifico carisma. Essi trovano nelle ricchezze spirituali dell'Istituto a cui appartengono un grande aiuto per vivere intensamente la spiritualità propria del sacerdozio e, in tal modo, essere fermento di comunione e di generosità apostolica tra i confratelli.
Un costante dialogo animato dalla carità
Comunione fra i diversi Istituti
Organismi di coordinamento
Per loro tramite, gli Istituti esprimono la comunione tra loro e cercano i mezzi per rafforzarla, nel rispetto e nella valorizzazione delle specificità dei vari carismi, nei quali si rispecchiano il mistero della Chiesa e la multiforme sapienza di Dio. Incoraggio gli Istituti di vita consacrata a collaborare tra di loro, specie in quei Paesi dove, per particolari difficoltà, può essere forte la tentazione di ripiegarsi su di sé a danno della stessa vita consacrata e della Chiesa. Occorre invece che si aiutino a vicenda nel cercare di capire il disegno di Dio nell'attuale travaglio della storia, per meglio rispondervi con iniziative apostoliche adeguate. In questo orizzonte di comunione aperto alle sfide del nostro tempo, i Superiori e le Superiore, "operando in sintonia con l'episcopato", cerchino di "usufruire dell'opera dei migliori collaboratori di ciascun Istituto e offrire servizi che non solo aiutino a superare eventuali limiti, ma creino uno stile valido di formazione alla vita consacrata".
Esorto le Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori e le Conferenze degli Istituti Secolari a curare anche frequenti e regolari contatti con la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, come manifestazione della loro comunione con la Santa Sede. Un rapporto attivo e fiducioso dovrà pure essere intrattenuto con le Conferenze episcopali dei singoli Paesi. Nello spirito del documento Mutuae relationes, sarà conveniente che tale rapporto assuma una forma stabile così da rendere possibile il costante e tempestivo coordinamento delle iniziative via via emergenti. Se tutto questo sarà attuato con perseveranza e spirito di fedele adesione alle direttive del Magistero, gli organismi di collegamento e di comunione si riveleranno particolarmente utili per trovare soluzioni che evitino incomprensioni e tensioni sul piano sia teorico che pratico; in questo modo saranno di sostegno non solo alla crescita della comunione tra gli Istituti di vita consacrata e i Vescovi, ma anche allo svolgimento della stessa missione delle Chiese particolari.
Comunione e collaborazione con i laici
Per un rinnovato dinamismo spirituale ed apostolico
La partecipazione dei laici non raramente porta inattesi e fecondi approfondimenti di alcuni aspetti del carisma, ridestandone un'interpretazione più spirituale e spingendo a trarne indicazioni per nuovi dinamismi apostolici. In qualunque attività o ministero siano impegnate, le persone consacrate ricorderanno, pertanto, di dover essere innanzi tutto guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno in questa prospettiva "il talento più prezioso: lo spirito".
Laici volontari e associati
E' giusto circondare di grande stima il volontariato che attinge alle ricchezze della vita consacrata; occorre però curarne la formazione, affinché i volontari, oltre alla competenza, abbiano sempre profonde motivazioni soprannaturali nei loro propositi e vivo senso comunitario ed ecclesiale nei loro progetti. E' da tener presente poi che iniziative nelle quali siano coinvolti laici anche a livello decisionale, per essere considerate opera di un determinato Istituto, devono perseguirne i fini ed essere attuate sotto la sua responsabilità. Perciò, se dei laici ne assumono la direzione, essi risponderanno di tale conduzione ai Superiori e Superiore competenti. E' opportuno che tutto questo sia vagliato e regolato da apposite direttive dei singoli Istituti, approvate dall'Autorità Superiore, in cui siano previste le rispettive competenze dell'Istituto stesso, delle comunità, dei membri associati o dei volontari.
Le persone consacrate, inviate dai loro Superiori e Superiore e restando alle loro dipendenze, possono essere presenti con specifiche forme di collaborazione in iniziative laicali, particolarmente in organizzazioni ed istituzioni che si interessano dell'emarginazione e hanno lo scopo di alleviare la sofferenza umana. Tale collaborazione, se è animata e sostenuta da una chiara e forte identità cristiana ed è rispettosa dell'indole propria della vita consacrata, può far brillare la forza illuminante del Vangelo nelle situazioni più oscure dell'esistenza umana.
In questi anni, non poche persone consacrate sono entrate in qualcuno dei movimenti ecclesiali sviluppatisi nel nostro tempo. Da tali esperienze gli interessati traggono in genere beneficio, specialmente sul piano del rinnovamento spirituale. Tuttavia non si può negare che, in alcuni casi, ciò generi disagi e disorientamento a livello personale e comunitario, specialmente quando queste esperienze entrano in conflitto con le esigenze della vita comune e della spiritualità dell'Istituto. Occorrerà pertanto curare che l'adesione ai movimenti ecclesiali avvenga nel rispetto del carisma e della disciplina del proprio Istituto, col consenso dei Superiori e delle Superiore e nella piena disponibilità ad accoglierne le decisioni.
La dignità e il ruolo della donna consacrata
La Chiesa, che ha ricevuto da Cristo un messaggio di liberazione, ha la missione di diffonderlo profeticamente, promuovendo mentalità e condotta conformi alle intenzioni del Signore. In questo contesto la donna consacrata, a partire dalla sua esperienza di Chiesa e di donna nella Chiesa, può contribuire ad avere certe visioni unilaterali, che non manifestano il pieno riconoscimento della sua dignità, del suo apporto specifico alla vita e all'azione pastorale e missionaria della Chiesa. Per questo è legittimo che la donna consacrata aspiri a veder riconosciuta più chiaramente la sua identità, la sua capacità, la sua missione, la sua responsabilità sia nella coscienza ecclesiale che nella vita quotidiana.
Anche il futuro della nuova evangelizzazione, come del resto di tutte le altre forme di azione missionaria, è impensabile senza un rinnovato contributo delle donne, specialmente delle donne consacrate.
Presenti in ogni angolo della terra
Necessità di rinnovato impegno nel campo educativo
Presenza nel mondo della comunicazione sociale
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