EDITORIALE

Nessuno di noi è nato in una mangiatoia, Erio Castellucci

IN PRIMO PIANO
Uno sguardo sugli scenari che ci interpellano, Giulio Albanese

TEMI APERTI
Vivere e comunicare il Vangelo nell’era digitale, Lucia Catalano
Le virtù del digitale. Per un’etica dei media, Pier Cesare Rivoltella

OFFICINA DEL PENSIERO
Vivere da consacrati laici la fraternità nel tempo della malattia e della solitudine, Piera Grignolo

CAMMINI DI CHIESA
Una carezza al mondo. Lo sguardo di infinita tenerezza di Dio verso i giovani, Mauricio Josè Polelli

L’OPINIONE
È tempo di svegliarsi, Angelo Onger

LUOGHI DI SANTITA’
Discorso del Santo Padre Francesco ai membri della Fondazione “Giorgio La Pira”
Carla Magnaghi: una di noi in Sud Sudan, A.C. delle Piccole Apostole della Carità

L’OPINIONE
Il venerabile Padre Enrico Mauri, Cristina Mangia

SEGNALAZIONI

SOMMARI 2018

 

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EDITORIALE

Anche in politica, come nella storia delle persone, ci sono momenti in cui un Paese sente forte il desiderio di cose vere. Sono belli gli anni in cui si sperimentano nuove strade e nuove compagnie, in cui si immaginano soluzioni possibili. Ma poi, sempre, si va alla ricerca di cose vere ed affidabili.
Fuor di metafora: abbiamo tutti il desiderio di cose genuine e vere. Soprattutto in politica, sentiamo il bisogno di una politica che ci parli della realtà e che sappia stare in questa realtà, nella ruvidità dei rapporti di potere e nei fenomeni che faticano a cambiare.
Sentiamo il bisogno di una politica senza scorciatoie, cioè senza banalità ben dette e soprattutto senza paura di dire ciò che bisogna dire.
Abbiamo dunque bisogno di persone che si assumano i rischi del mestiere. Abbiamo bisogno di partiti che stanno dove ci sono i problemi, che non li twittano, ma li trattano. Abbiamo bisogno di sentirci provocati. Non abbiamo bisogno di sentirci chiedere un voto, ma di sentirci chiedere il consenso ad un progetto, a una idea di Paese.
In questo contesto, ricco di parole, non sempre genuine e vere, spesso banali, ho trovato alcune parole che meritano di essere meditate, per esempio quelle di Paolo VI: la sua canonizzazione è stata l’occasione per riscoprire i suoi pensieri, la sua traduzione in parole e opere di una chiesa che cerca di dialogare con questo mondo, di conversare con la modernità. E questa posizione non gli ha impedito di vivere il suo tempo con speranza. Anzi, forse proprio per questo Paolo VI ha colto l’essenza di un mondo che può anche sbagliare, può essere luogo di drammi e di guerre, ma che rimane un mondo con una storia a cui il buon Dio non è indifferente.
Il Natale, in fondo, è la festa dell’Incarnazione: un Dio che si fa uomo, che entra nella nostra realtà, che si assume ogni rischio, che riesce a provocare e che ci propone un progetto; la politica avrà lo stesso coraggio? Noi lo auguriamo anzitutto a noi stessi, con un abbraccio a tutti voi.

m.r.z.

Consideriamo il Natale
come un incontro,
il grande incontro.
L’incontro storico e decisivo
tra Dio e l’umanità.
Chi ha fede sa che questa è la verità
e se ne rallegra!

Paolo VI

Un caro augurio di un Santo Natale e di un felice anno nuovo.

La redazione